CALCIO/ Le due facce di Milano

di Federico Succi

La classifica inizia a delinearsi e dopo questa giornata si possono trarre i primi giudizi che, si sa, nel calcio non tardano ad arrivare. L’Inter, dopo aver perso anche con la Juve, sembra dire addio allo scudetto e almeno per il momento sembra doversi soprattutto guardare le spalle visto che è in zona retrocessione con soli tre punti di vantaggio sul Lecce penultimo e 5 sul Cesena, triste fanalino di coda.

Claudio Ranieri e Massimiliano AllegriI neroazzurri mostrano tutti i sintomi di una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, gioco che latita, mancanza di grinta e cattiveria e poca disponibilità al sacrificio. Hanno appena perso Maicon per oltre un mese, i nuovi acquisti sembrano tutti sbagliati e soprattutto non integrati nel gruppo. Alvarez a tratti ricorda Vampeta, Jhonatan, presentato come l’erede di Maicon, non sembra assolutamente all’altezza delle aspettative, ma forse sarebbe meglio dire che non è all’altezza della serie A. Nagatomo sembra aver smarrito quella voglia di sorprendere ed è tornato sulla terra, ma può sempre contare sulla scia di fotografi, tifosi e interessi che porta dall’estremo oriente con la sua sola presenza. Milito sembra aver smarrito quella vena da goleador con cui aveva contribuito in maniera decisiva al Triplete, che sembra ormai solo un vano ricordo lontano anni luce.

Gli interisti sono tornati di nuovo a soffrire e disperarsi per la loro pazza Inter come del resto recita il loro inno “Pazza Inter amala”. Il dopo Mourinho sembra aver lasciato un vuoto incolmabile. A lui si sono succeduti diversi allenatori e diversi errori di gestione e valutazione. Benitez è stato voluto fortemente dalla dirigenza, ma mai apprezzato dalla squadra. A dicembre vinse la Coppa del mondo per Club, dopo aver vinto la Supercoppa Italiana in estate e gli venne dato il benservito in modo molto brutale, non dandogli nemmeno il tempo di tornare in Italia. Così i neroazzurri partono per gli Emirati Arabi con Benitez e tornano in Italia con Leonardo sulla panchina. Dopo qualche tempo un giocatore dal grande valore morale e caratteriale come Eto’o dichiara che con Benitez i giocatori non avevano mai dato tutto. Leonardo, una vita passata nel Milan come calciatore prima e come dirigente- allenatore poi, si siede sulla panchina dell’altra Milano tra mille polemiche.

Abbastanza bella da vedersi ma molto poco efficace e poco vincente sopratutto. Nella scorsa estate passata tra il famoso tira e molla tra l’allenatore e la società con dei risvolti degni del miglior teleromanzo, con conferme e smentite che si susseguivano anche nell’arco della stessa giornata, che ovviamente alimentavano solo confusione e sgomento nei tifosi. Poi finalmente il divorzio annunciato con Leonardo che lascia l’Inter per il Psg e con Gasperini che si succede al brasiliano. Scelta che pare venga benedetta anche dal blocco di argentini che “governa” lo spogliatoio, con il Gasp che aveva già allenato Milito, T. Motta e Ranocchia. Presentato con tutti gli entusiasmi possibili l’ex allenatore del Genoa cerca di proporre un calcio diverso e di stravolgere la storia dell’Inter cercando di proporre un modulo con una difesa a 3 pur senza avere gli interpreti.

Le amichevoli estive procedono per il verso sbagliato, con l’Inter che inanella una serie di sconfitte di fila per poi terminare con il fiasco in supercoppa contro i rivali del Milan, e dopo aver digerito tutte queste sconfitte i tifosi interisti devono anche affrontare il divorzio con Eto’o che preferisce andare a giocare tra gli sconosciuti dell’ Anzhi. Inizia il campionato e le cose non migliorano anzi, fino a raggiungere il suo culmine con la sconfitta in quel di Novara che costa la panchina a Gasp. Arriva Ranieri, definito il normalizzatore, in una squadra che con il normale ha poco a che fare. Nel giro di tre anni si è passati dallo Special One al Normal One. Per una metà di Milano che piange, c’è una che ride. Le squadre di Allegri, l’allenatore col phisique du role, non sono mai state famose per le sue partenze lanciate.

Quando era alla guida del Cagliari, una stagione parti con cinque sconfitte consecutive per poi sfiorare l’accesso diretto all’Europa League. Quest’anno c’è stata la solita partenza con il freno a mano tirato, che ha toccato il suo apice nella sconfitta contro la Juventus. C’è anche da dire che il calendario del Milan nelle prime giornate aveva offerto scontri contro la Lazio, Udinese e Napoli ma dopo poche giornate i rossoneri si sono trovati ad affrontare critiche severe che un dirigente navigato come Galliani ha saputo respingere, difendendo a spada tratta i suoi e consentendo così all’ambiente di poter lavorare con serenità. Nella vita come nel calcio nulla è improvvisato. E dopo poche giornate il Milan recupera giocatori e punti di svantaggio ed è la squadra del mese conquistando quattro vittorie consecutive e assestandosi a soli due punti dalla vetta con la capolista che domenica andrà al S. Paolo ad affrontare il Napoli, mentre il Diavolo dovrà vedersela in casa contro il Catania. I rossoneri dopo la vittoria contro la Roma hanno il miglior attacco del campionato, ma in difesa ballano ancora seppur i gol che hanno prese li hanno concentrati in poche partite, ma nel momento in cui registreranno meglio anche i movimenti difensivi ritorneranno ad essere la corazzata dell’anno scorso se non ancora meglio.

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