CALCIO/ La Nazionale e gli oriundi: il turno di Osvaldo

di Maria Ciavotta

Da Mumo Orsi a Camoranesi, passando per Sivori, Altafini e Sormani. Gli oriundi in maglia azzurra hanno vissuto alterne fortune e, con la gestione Prandelli, diventano sempre più numerosi: il nostro c.t., dopo aver convocato Amauri e Thiago Motta, ha chiamato in nazionale il 40esimo “naturalizzato”. È il turno di Pablo Daniel Osvaldo, nativo di Buenos Aires ma trapiantato in Italia, dove ha vestito 5 maglie diverse, trovato moglie e messo su famiglia. E trovato la sua nazionale.

In verità forse sarebbe meglio dire “ritrovato”, visto che l’attaccante della Roma ha indossato la maglia azzurra in ben11864 dodici occasioni con l’Under 21, siglando anche due reti. Ora si augura di non essere una meteora in Nazionale maggiore. Fisico da prima punta, movimenti e mentalità da attaccante moderno, capace di svariare su tutto il fronte offensivo e, importante eredità di quasi due anni trascorsi in Spagna, dove non c’è attaccante che non sia generoso e capace di sacrificarsi in copertura, aiutare l’azione difensiva della squadra.

Daniel Osvaldo, uno che, ovunque sia passato, difficilmente non ha lasciato il segno: a Firenze se lo ricordano tutti per una rovesciata spettacolare e importante, quella che, nell’ultima partita della stagione 2007/2008, contro il Torino, regalò ai Viola la qualificazione alla Champions League. Prima dell’importante parentesi con la Fiorentina, condita da presenze e gol anche in Coppa Uefa, si era fatto le ossa in Serie B, a Lecce, sotto la guida di chi di attaccanti se ne intende: Zdenek Zeman. Si era messo in mostra non solo per la facilità ad andare in gol (8 le reti quell’anno), ma per un impegno e una capacità di corsa atipici per un giocatore della sua stazza. Doti che ha affinato successivamente, dopo Firenze e dopo Bologna. A Barcellona, nell’Espanyol. Venti reti in 44 partite di Liga da protagonista, e tanti applausi. Doti che oggi, ancor più marcate, fanno la sua fortuna.

In Agosto il ritorno in Italia. Dopo Atalanta, Lecce, Fiorentina e Bologna, ecco la Roma, il banco di prova più importante per Osvaldo. Banco di prova ma allo stesso tempo possibile trampolino di lancio. Luis Enrique e il suo calcio alla spagnola, Totti al suo fianco e i tifosi più tifosi che ci siano sembrano poter essere gli ingredienti giusti per il definitivo salto di qualità. L’inizio è promettente: tre reti in cinque gare, tanta corsa in campo e tanto entusiasmo in Curva Sud quando Daniel segna ed esulta un po’ come faceva, e ha fatto anche per qualche tempo sotto la Sud, un altro attaccante: quel Batistuta a cui Osvaldo si ispira dai tempi della Fiorentina.

Convocato per sostituire gli acciaccati Pazzini e Balotelli, martedì, contro l’Irlanda del Nord a Pescara, con tutta probabilità farà il suo esordio in Nazionale e, come per ogni oriundo che ha vestito la maglia dell’Italia, le domande e le perplessità di tifosi e giornali non mancheranno. In molti si chiederanno se l’Italia abbia bisogno realmente di ricorrere a chi, come Osvaldo, Camoranesi, Amauri, Ledesma, ha il doppio passaporto.

C’è chi, come Cavallotto, esponente della Lega Nord, accende già la polemica, mostrandosi interessato alla Nazionale come mai prima. Alla notizia della convocazione dell’italo-argentino ha espresso apertamente il suo dissenso, affermando come “il progetto di Cesare Prandelli, che avrebbe dovuto portare i nostri giovani talenti a vestire la maglia azzurra, si stia trasformando in una pensione per oriundi”.

“A sentire certe critiche mi viene da ridere, comunque sono più italiano io, che ho moglie e figli italiani, rispetto a certi politici della Lega. L’Inno di Mameli io lo canterò sempre”, mette subito in chiaro il neoazzurro, che parla bene la nostra lingua e in Italia è cresciuto calcisticamente. Ai tifosi basterà che riesca a fare quello che sa fare meglio, con la generosità che lo contraddistingue. Con la speranza di vederlo mimare la mitragliatrice con indosso la maglia azzurra e con la certezza che lascerà un segno anche stavolta. Se poi, come Mumo Orsi o Mauro Camoranesi, dovesse essere protagonista di un Mondiale, sarà ancora meglio.


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