A TUTTO CAMPIONATO/ La classe operaia va in paradiso

di Federico Succi

La sesta giornata ci lascia in dote un grande insegnamento. Senza fatica sudore e lotta non si va da nessuna parte, ma è l’umiltà che coagula questi elementi. Le prime partite scudetto ci hanno lasciato questo in dote. Il Napoli di Mazzarri sabato sera ha disintegrato l’Inter con la corsa e la cattiveria. Stesse qualità messe in mostra da una Juve old style, che ha ridimensionato le ambizioni rossonere.

I partenopei possono contare su giocatori come Aronica e De Sanctis, in alcuni casi molto poco ortodossi ma terribilmente efficaci.Claudio Marchisio, autore ieri di una doppietta Lavezzi che rincorre gli avversari come un forsennato anche sul 2-0. Mazzarri che va in sala stampa e che, nonostante abbia rifilato tre sberle al Milan e tre sberle all’Inter, continua a nascondersi dicendo che lo scudetto non lo vuol sentire nominare e che bisogna rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare. L’Inter invece è parsa inerme, incapace di stare dietro agli avversari come se fosse una squadra ormai stanca e sazia. È pur vero che l’arbitro ci ha messo del suo, ma non si possono vedere quelle scene pietose dove J. Cesar va a mettersi faccia a faccia con l’arbitro e tutti gli altri neroazzurri a circondarlo.

Ora sono tutti compatti nel dare la colpa all’arbitro, ma un po’ di mea culpa no? Ai tempi di Mourinho c’era questa compattezza nel criticare, però si vinceva. Ora si perde ed è come se si scaricassero le responsabilità su altri. Vendere Eto’ò e prendere Forlan, ancora a secco tra l’altro, e prendere l’oggetto misterioso Alvarez, che a tratti ricorda un altro “grande” acquisto sudamericano dell’Inter, Vampeta. Zarate che gioca da solo, ma questa non è una novità. Addirittura l’Inter in casa quest’anno non ha ancora segnato lo straccio di un gol tra campionato e coppa. Insomma loro si che devono rimboccarsi le maniche. Altra dura, durissima lezione, l’ha presa il Milan che è stata sopraffatta, schiacciata dalla Juventus che l’ha presa per il collo al fischio d’inizio per lasciarla al fischio finale senza che il diavolo fosse in grado di reagire.

Schiacciante la superiorità bianconera, a tratti imbarazzante. Al di là di un tiro di Boateng a metà secondo tempo, se Buffon non si fosse presentato in campo nessuno se ne sarebbe accorto dato l’assoluto dominio della juve. Preoccupante la pochezza dei rossoneri, mai in grado di costruire un’azione degna di tal nome, mai in grado di reagire anche con orgoglio a quella superiorità. La Juve con grinta pazzesca e tanto carattere ispirati dai piedi buoni di Pirlo riesce a superare a pieni voti il primo esame di maturità. E quando Conte va in sala stampa alla parola Scudetto risponde che lui non vende né sogni né illusioni ma che bisogna ancora lavorare, lavorare, lavorare. Dall’altra parte dicevamo che la pochezza dei rossoneri è stata preoccupante, ma ancor più preoccupante è stato vedere un Allegri nervoso a tal punto da litigare con un giornalista di Sky.

Forse anche il mister è consapevole di quanto sia indietro il suo Milan, anche se, è pur vero che hanno preso un gol a partita quasi finita su un rimpallo fortuito ed uno in pieno recupero, ma non si può accettare che la squadra Campione d’Italia giochi in quella maniera, né tantomeno che Allegri nel post partita dica che la partita l’avevano quasi portata in porto, come se prendere un punto fosse come una vittoria. L’altra capolista a far compagnia alla vecchia signora è un’altra bianconera del campionato. L’Udinese di Guidolin ha vinto anche ieri, in casa contro il Bologna regalando per molti tratti della partita momenti di spettacolo e puro divertimento. In gol il solito Di Natale, uno per cui gli aggettivi non si sprecano mai e Benatia, giocatore di origini marocchine che è una delle innumerevoli scoperte dei talent scout dei friulani. Guidolin a fine match in sala stampa dice che bisogna godersi il momento e che arriveranno tempi di vacche magre e che quindi bisogna continuare a lavorare. Ma come, anche lui? Sembra che i tre tecnici si siamo messi d’accordo e che dietro questo verbo si nasconda il segreto di queste tre squadre. Allora vuol dire che le altre lavorano male?

Dietro si piazzano altre due squadre che stanno dimostrando come la fatica e il sudore possa compensare i limiti tecnici, vedi Cagliari e Palermo. I sardi espugnano il campo del Lecce imponendosi con un secco 2-0. 10 punti in 5 partite gli isolani li avevano totalizzati solo nella stagione 1969/70 quando alla fine vinsero lo scudetto. Forse è un po’ troppo ma anche loro rappresentano una bellissima realtà del calcio italiano. Il Palermo invece vince in casa contro il Siena sempre per 2-0, sarà un caso? Anche Mangia quando va in sala stampa parla di spirito di sacrificio, lotta, corsa e sudore. Quindi questa giornata di campionato ci lascia in dote una grande lezione, che il lavoro paga sempre.

 

LEGGI ANCHE

Al via la sesta giornata

Avanti adagio…

 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.