La Fifa e l’ossessione per i record da raggiungere ad ogni costo. Così nasce il Mondiale in Inverno

blatter pappone assurdo

Il capo della Fifa sapeva dello spostamento della Coppa dal 2010. Storia di un calcolo ben riuscito.

 

La questione di Qatar 2022 ci insegna una cosa: che Sepp Blatter ha il dono della divinazione. Il presidente della Fifa sapeva che sarebbe finita così, con i Mondiali spostati in inverno. Lo sapeva fin da quando, nel 2010, assegnò il torneo al Paese arabo. Lo sapeva quando venne fuori lo scandalo dei voti comprati (ma quelli ci furono pure per assegnare Germania 2006). Lo sapeva e lo sa anche adesso, che durante il comitato esecutivo Fifa la Coppa verrà spostata per la prima volta durante l’inverno boreale. A Blatter è servito fare un semplice calcolo numerico e nulla più: dei 22 membri che compongono il comitato esecutivo, 12 sono della Federazione asiatica, quella alla quale appartiene il Qatar. E così il potente capo del calcio mondiale potrà realizzare un nuovo record – quello del primo Mondiale nell’inverno boreale – dopo aver dato per primo i Mondiali all’Asia nel 2002 e all’Africa nel 2010. Il tutto alle spese, prima di tutto, dei 44 operai morti fino ad ora nei cantieri degli stadi qatarioti. Tanto la patata bollente, quando ci sarà il fischio d’inizio della Coppa, passerà nelle mani di Michel Platini.

La decisione della Uefa presa a fine settembre di dare parere favorevole allo spostamento non ha fatto altro che confermare la precisione del calcolo di Blatter. Un calcolo che andrebbe brevettato nei libri di aritmetica e la cui formula ha cominciato a realizzarsi nel 2010. Risale a 3 anni fa la doppia assegnazione dei Mondiali dopo il Brasile: 2018 alla Russia, 2022 al Qatar. Per Blatter doppio record: primo Mondiale ad un Paese dell’ex blocco sovietico e ad un altro dell’area araba. Una doppia decisione che già all’epoca fece discutere, soprattutto quella relativa al Qatar.

Quella russa stupì, ma fino a un certo punto: basta guardare chi è l’attuale main sponsordella Uefa Champions League – il colosso energetico statale russo Gazprom – per fare uno più uno. Il due, cioè il risultato, è molto semplice: questione di soldi. Un intreccio fatto di gas e pallone. Come funziona? La Gazprom, oltre al gas, sa usare bene…l’olio: nel senso che unge gli ingranaggi dei singoli Paesi da cui far passare i propri gasdotti investendo soldi nelle realtà calcistiche locali: è già successo o sta succedendo in Bulgaria, in Germania e in Olanda. E la recente partnership tra Gazprom e Fifa sullo stanziamento di fondi per il Mondiale 2018 è servito a suggellare lo scambio di favori. Ecco perché Blatter scelse la Russia e non gli Usa. Obama si infuriò («Scelta sbagliata»), ma gli Usa non avevano così tanto da offrire. E poi Blatter, da braccio destro del suo predecessore Joao Havelange, i Mondiali a stelle e strisce li aveva già organizzati nel 1994.

Russia e Qatar erano invece due nuovi record di Blatter. Da ottenere ad ogni costo. Tanto che le accuse di corruzione arrivarono prima della decisione del dicembre 2010. Due mesi prima, alcuni giornalisti del “Sunday Times” avvicinarono telefonicamente il nigeriano Amos Adamu, membro nigeriano del comitato esecutivo Fifa. Si erano finti imprenditori americani interessati affinché il Mondiale venisse assegnato agli Stati Uniti. Poi arrivò il turno di Michel Zen-Ruffinen, già segretario generale della Fifa, filmato mentre si offre come mediatore. Per 200mila sterline si sarebbe occupato di fornire bustarelle o donne ai membri del comitato per influenzarne il voto. Zen-Ruffinen era un pupillo di Blatter, fino a quando nel 2002 rese pubblico un documento in cui dettagliava con notevole dovizia di particolari la finanza creativa di Blatter. Un tribunale svizzero assolve Blatter, che poi fa estromettere il suo ex amico da una commissione interna della Fifa.

Ma tutta la storia sembra quella del bue che dice cornuto all’asino: all’epoca della sua prima elezione, nel 1998, Blatter finì nell’occhio del ciclone per essersi comprato i voti decisivi alla sua vittoria. Sarà lui stesso, poi, a far fuori – indirettamente – altri due nemici: l’ex vice-presidente Fifa Jack Warner e il capo della confederazione asiatica Mohammed Bin Hamman, che guarda caso poi è qatariota ed è sostenuto da Warner. Due non proprio pulitissimi: Warner si fa blandire dalla lobby russa per l’assegnazione dei Mondiali 2018, ma la federazione delle Bahamas non ci sta e denuncia il tentativo di corruzione suo e di Hamman in vista della rielezione di Blatter a maggio 2010. Bin Hamman si ritira dalla corsa alla poltrona più alta della Fifa. Warner si dimette, promette vendetta e spiega ai giornali che avrebbe ricevuto offerte per 1 milione di dollari da destinare a non meglio specificati progetti di sviluppo calcistico nei caraibi, se avesse appoggiato Blatter e non Bin Hamman. Le elezioni le vince Blatter, che poi assegna il Mondiale al Qatar e lavora al nuovo record personale, che è anche una vendetta nei confronti di Hamman: il Qatar avrà il Mondiale, ma in inverno.

Soldi, record personale, vendetta: i tre motivi per cui nel 2022 si giocherà in Qatar. D’altronde, molte sono le motivazioni oggettive che vanno contro alla scelta araba. Prima di tutto la grandezza del Paese: non molto più grande dell’Abruzzo, con tutte le partite che verranno giocate in un raggio di 30 chilometri massimo da Doha, la capitale. Tutti gli stadi verranno costruiti ex novo, visto che il Qatar non è una realtà calcistica di rilievo: il Qatar non si è mai qualificato per la rassegna iridata. Eppure gli emiri spendono 30 milioni di euro all’anno per sporcare la camiseta del Barcellona e la Qatar Sports Investment (dove lavora Laurent Platini, figlio di Michel) è padrona del Paris Saint-Germain, capolista del campionato francese i cui diritti tv sono posseduti da Al Jazzera. Tutti soldi che, come nel caso (ma non è un caso) della Russia arrivano dal gas, di cui il Qatar è ricchissimo. E rende altrettanto ricco l’emiro Hamad Khalifa Bin Al Thani, che per 8,5 milioni di euro si è comprato 6 isole greche nel marzo 2013. Perciò che volete che siano 100 miliardi di dollari per costruire stadi e infrastrutture, aeroporti da allargare compresi? Ci sono gli immigrati filippini, indiani ed egiziani pronti a lavorare nei cantieri. Con turni massacranti e con i documenti requisiti dai capicantiere, così non possono scappare. Intanto ne sono morti 44.

La denuncia risale a inizio 2013, ma è scoppiata con clamore negli ultimi giorni complice la notizia delle morti nei cantieri, risalenti a quest’estate, di cui ha dato conto il “Guardian”. Al centro dello scandalo, segnalato da Human Rights Watch, c’è il concetto della Kafala, o sponsorizzazione, «che vincola la residenza legale di un lavoratore migrante al suo datore di lavoro o “sponsor”». Quindi se vuoi lasciare il lavoro, anche in caso di abusi, puoi essere denunciato dal tuo sponsor per diserzione: in quel caso ti aspetta il carcere, oppure la deportazione. Il bello è che esiste una commissione per i diritti umani, istituita proprio dall’emiro e presieduta da Ali Bin Samikh Al-Marri, il quale lo scorso 1° ottobre ha definito esagerati i numeri citati dal Guardian. La testata inglese, nel frattempo, ha alzato per eccesso la cifra dei morti: sarebbero 70 solo quelli nepalesi. All’emiro basterebbe una firma per abolire la Kafala. Ma gli piace di più spendere il proprio tempo in cene. Come quella alla quale partecipò assieme a Platini e all’allora presidente Sarkozy, proprio qualche giorno prima dell’assegnazione del Mondiale (a Parigi e dintorni si parlò di “Qatargate”).

Avevano tutti calcolato bene le date. Così come Blatter, che ormai è sicuro di portare a compimento il suo piano. Nella riunione del comitato esecutivo del 3-4 ottobre a Zurigo è stato decretato lo spostamento del Mondiale. Si giocherà tra novembre e dicembre, per evitare l’accavallamento con i Giochi invernali del 2022. Una scelta che, quando è emersa come possibile soluzione, ha sorpreso tutti: dagli organizzatori del Qatar che avevano promesso di creare sistemi di refrigerazione negli stadi, ai grandi broadcaster che si stavano muovendo o si erano già mossi per acquistare i diritti tv collocato nell’usuale slot estivo. Ora dovrà essere tutto rinegoziato, compreso il calendario delle coppe europee per i club del vecchio continente. Lo spostamento è così l’unica via per aggirare i 50° gradi estivi del Qatar, visto che fuori dagli stadi il problema del caldo resta. Così, alla domanda che molti si fanno, ovvero «Ma non potevano pensarci prima, anziché spostare tutto?», la risposta è una sola: Blatter aveva già programmato ogni cosa.