Figc, Albertini prepara la rivoluzione: “Serie A a 18 e rose a 25 con 10 giocatori dai vivai”

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Dopo la batosta brasiliana il calcio italiano prepara la rivoluzione: per la carica di presidente Figc si sfidano l’ex Milan Demetrio Albertini, ora vice-presidente federale, e Carlo Tavecchio, presidente della Lega Pro. Ma il programma di Albertini, di cui vi raccontiamo i dettagli, è decisamente migliore: ecco perché.

 

Demetrio Albertini punta alla poltrona più importante della Federcalcio con un programma innovativo e rivoluzionario, come ha raccontato in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Da ex calciatore di ottimo livello e pluridecorato ha le idee chiarissime e sa esattamente cosa ci vuole per rilanciare il pallone in Italia. A questa esperienza sul campo si aggiunge quella dietro la scrivania, passata nelle stanze della stessa Figc e nelle commissioni di Fifa e Uefa.

Ce la farà a vincere la corsa elettorale contro Tavecchio? Molto probabilmente no perché il sistema dei vecchi – guidato da Lotito e Galliani – puntano su altri candidati e, probabilmente, non hanno nessuna intenzione di rinnovare il pallone nostrano.

Il programma di Albertini è semplice e si rifà ai modelli stranieri che hanno già dato ottimi risultati.

RIFORMA DEI CAMPIONATI – Una Serie A a 18 squadre, una B a 20 e una Lega Pro che è stata appena ridotta a 60, dopo tanti anni, e quindi non è detto che debba scendere ulteriormente. Quello che mi interessa è la sostenibilità finanziaria“, ha dichiarato Albertini. “Negli ultimi tempi abbiamo perso troppe realtà, le ultime Padova e Siena. Ma la riduzione delle partecipanti è solo il primo passo. In A ciascun club dovrà avere rose con un massimo di 25 giocatori e un minimo di 10 locali, cioè cresciuti nei vivai, indipendentemente dalla nazionalità perché l’Unione europea non ce lo consentirebbe”.

IUS SOLI – Demetrio Albertini chiede rapporti più diretti con Coni e Governo, che va sollecitato sullo ius soli per far sì che chi nasce in Italia sia italiano anche per lo sport, e su una legge per il volontariato sportivo”.

RIFORMA DEI VIVAI – Di certo non serve bloccare gli extracomunitari“, ha ricordato Albertini, secondo cui “il tetto è un falso problema che va superato. Non sono gli extra Ue che frenano la crescita del movimento della Nazionale: in squadra potresti avere 11 francesi, tutti comunitari, e nessuno convocabile. Dobbiamo puntare sulla qualità. Da un lato l’obbligo di utilizzare gli elementi formati nei settori giovanili italiani, dall’altro l’apertura delle frontiere, all’interno dei flussi decisi dal Governo, per essere più competitivi sul mercato globale”.