MONDIALI CICLISMO 2011/ “Cannonball” Cavendish è campione del mondo. Male l’Italia.

di Maria Ciavotta

 

Pronostico rispettato. È Mark Cavendish il nuovo campione del mondo di ciclismo su strada. Il velocista britannico non ha deluso le attese e ha trionfato a braccia alzate sul traguardo di Copenaghen. Delusione in casa Italia: Bennati quattordicesimo.

È stato il più forte durante tutta la stagione, ha vinto tappe al Giro d’Italia e al Tour de France risultando spessoCAVimbattibile negli arrivi in volata e, nell’occasione più importante, non si è fatto trovare impreparato e ha fatto centro, lanciandosi come un cannone verso il traguardo e la maglia di campione del mondo. Mark Cavendish dall’Isola di Man (naturalizzato britannico) ha regolato lo sprint che, sul traguardo di Copenaghen, ha decretato il campione del mondo. Alle sue spalle l’australiano Matthew Goss, il tedesco Andre Greipel e lo svizzero Fabian Cancellara.

 Un percorso facile, dedicato ai velocisti come non accadeva da molti anni, quello dei campionati mondiali di ciclismo su strada 2011. Pochissima selezione durante la corsa, velocità elevatissima e solo qualche timido tentativo di fuga, prontamente fermato dalle squadre che tra le loro fila potevano vantare gli sprinter più forti: la Norvegia del campione uscente Thor Hushovd, la Spagna del tre volte campione Oscar Freire, l’Italia di Daniele Bennati e ovviamente la Gran Bretagna di Cavendish.

Tutto si è svolto secondo previsione, con il gruppo che è giunto compatto al chilometro finale quando, guidati dai loro “treni”, i velocisti hanno dato il via alla volata che ha visto vincitore il grande favorito “Cannonball”. In Danimarca è stata lotta tra ruote veloci quindi, e ogni nazione ha cercato di portare in gara corridori adatti a un arrivo di gruppo, per velocisti appunto.

 Gioco di squadra. Il ciclismo è uno sport in cui a vincere è il singolo ma che, in alcuni casi, assume i connotati di sport di squadra. Nelle corse a tappe ad esempio, quando tutti i componenti del team si stringono attorno a un capitano per aiutarlo, proteggerlo e portarlo alla vittoria, oppure, ancor di più, nella corsa più importante dell’anno: quella che decreta il campione del mondo.

Perché, se il Tour de France rappresenta, per seguito nel mondo, il terzo evento sportivo (dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio), i campionati del mondo sono per il ciclismo una vetrina altrettanto importante e prestigiosa. Forse anche di più. Si svolgono ogni anno e rappresentano l’unica occasione nella quale a gareggiare siano le nazionali. È questo a regalare alla corsa un fascino unico, antico.

Nove, sei o tre elementi per nazione, a seconda del ranking mondiale, formano il nutritissimo gruppo che lungo oltre 200 kilometri (266 quest’anno), in una domenica di inizio autunno, si danno battaglia per se stessi e per la loro nazione. Come nei più classici sport di squadra è un commissario tecnico a selezionare i corridori per la corsa, in base a caratteristiche di questi e del percorso che dovranno andare ad affrontare.

Italia. Per questa edizione le aspettative azzurre non erano senz’altro elevatissime, visti percorso e avversari. Il risultato ottenuto è però comunque deludente.

Paolo Bettini, C.T. azzurro, oltre che due volte campione del mondo, ha plasmato la sua nazionale intorno al velocista più in forma tra gli italiani, Daniele Bennati, lasciando a casa potenziali altre “punte”, come Nibali e Pozzato e la sorpresa Appollonio. Preferito al più esperto Alessandro Petacchi, il velocista aretino avrebbe dovuto lottare con Cavendish, Greipel e gli altri favoriti per un posto sul podio, ma qualcosa nei meccanismi studiati per lanciare la volata non ha funzionato e il nostro capitano si è trovato chiuso al momento dello sprint e costretto a rialzarsi e vedere la volata quasi da spettatore: “Siamo rimasti troppo indietro, non siamo riusciti a passare, io sono stato chiuso. Lo schema era di prendere l’ultima curva per primi, invece ci hanno anticipato e io sono rimasto imbottigliato”.

 Dopo il calcio (in passato, insieme al calcio) c’è il ciclismo. L’appassionato di sport italiano segue il ciclismo con grande passione. Chi è figlio di Coppi e Bartali in particolare, ma anche chi ha vissuto le vittorie di Gianni Bugno (campione del mondo nel 1991 e nel 1992) e di Marco Pantani vive i grandi eventi del ciclismo con attenzione. L’appuntamento con i Mondiali è pertanto parecchio sentito nel nostro Paese, e anche quest’anno chi ha sintonizzato il proprio decoder con Copenaghen, nonostante la concomitanza con la Serie A di calcio e il G.P di Formula 1, non è mancato, sintomo di una passione sempre viva.

La delusione per la prestazione degli azzurri potrà essere superata già tra un anno, quando, a Valkenburg, in Olanda, la maglia di campione del mondo sarà nuovamente messa in palio. Questa volta il percorso sembra poter essere più adatto ai nostri ciclisti. Anche a chi, come Nibali o Pozzato, quest’anno ha visto la corsa in tv.

 

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