FORMULA 1/ Il ritorno di Iceman

di Tommaso Nelli

Kimi Raikkonen rientra in Formula-1 dopo due stagioni di gare nei rally e nelle corse americane Nascar. Prima guida della Lotus Renault, l’ex pilota di Ferrari e McLaren avvertiva la nostalgia dei gran premi e ora è chiamato a dimostrare di essere sempre un campione.

kimi-raikkonen

Capolinea di un’astinenza. Lunedì 23 gennaio, sul circuito di Valencia, Kimi Raikkonen riprenderà tra le mani il volante di una monoposto di Formula-1 interrompendo un digiuno lungo due anni: 1.novembre 2009, circuito di Abu Dhabi, ultimo pasto prima dell’esperienza con i rally visto che la Ferrari gli aveva preferito Massa come futuro scudiero di Alonso e nessun top team aveva bussato alla sua porta.

Dal Cavallino ai fiori di loto. Il finlandese riparte da Enstone, profondo Oxfordshire, quartier generale di quella Renault divenuta Lotus dopo la risoluzione della diatriba legale tra Tony Fernandes e il Group Lotus su chi potrà detenere il nome dello storico team fondato da Colin Chapman.

“Non ho mai perso la passione per la F1, magari per quello che la circonda, ma devo ammettere che mi mancava” ha dichiarato il pilota lo scorso novembre sul sito della Renault dopo la firma di un contratto biennale. Accostato in un primo tempo alla Williams, declinata per questioni economiche e perché non in grado di assicurare garanzie tecniche per un campionato da protagonista, Raikkonen ha accettato la proposta del team diretto da Eric Boulliér per sfidare il bi-campione del mondo Vettel e la sua squadra di blade runner.

Già, perché l’ultimo iridato alla guida di una Ferrari non ha assecondato il richiamo della pista per arrotondare il conto in banca (sarebbe stato più che sufficiente proporsi a una Marussia Motors traboccante di rubli), quanto per dimostrare, a se stesso e agli altri, di poter competere per la vittoria anche a trentatré anni e nonostante due stagioni di esilio.

Non del tutto d’accordo Jarno Trulli – “Per Kimi sarà difficile riadattarsi in fretta. Non credo proprio che all’inizio possa essere veloce“ ha scritto sulla “Gazzetta dello Sport” – mentre un campione del passato come Niki Lauda – “Un’ottima notizia. Raikkonen è un grande personaggio, che suscita interesse tra i media e i tifosi. Reclutarlo è stata una buona mossa per la Lotus Renault. I risultati del matrimonio dipenderanno dallo stato di forma della monoposto” – pensa che saprà essere ancora Iceman, quello che nel 2007, distaccato di ventidue lunghezze da Hamilton a metà stagione e con il vecchio sistema di punteggio (dieci al vincitore, otto al secondo, etc.), continuò ad attaccare e ritenere possibile la rimonta fino a vincere più gare (sei) di tutti e aggiudicarsi il mondiale nell’atto finale di Interlagos.

“Kimi è il pilota più veloce che abbia mai visto” sentenziò Stefano Domenicali nel 2009. Parole confermate dai trentacinque giri più veloci fatti segnare in corsa, di cui ben dieci solo nel 2005, quando balenò il suo talento contendendo il titolo mondiale ad Alonso, salvo accontentarsi del ‘secondo’ a causa di una McLaren resistente quanto un grissino. Altre scintille in Ferrari. Sia nel 2007, con la gemma di Melbourne (pole, vittoria e giro veloce all’esordio) e la rimonta di Silverstone (sei giri a ritmo qualifica prima di effettuare il pit-stop e rientrare davanti a tutti), che nel 2009 quando, in un’annata infarcita di amarezze, servì a Maranello l’unico dolce sul circuito di Spa. Il tracciato dei campioni, quello che lui vorrà ancora dimostrare di essere dopo che nel 2008, con il numero uno sulla carrozzeria spense la luce e aprì il dibattitto se non avesse esaurito le motivazioni come l’illustre connazionale e predecessore Mika Hakkinen all’alba del terzo millennio.

Si siederà su una Lotus che su di lui ha investito per riprendere il programma previsto con Kubica, vanificato però dall’incidente che un anno fa ha interrotto la carriera del pilota polacco. Ma non mancheranno i problemi: Raikkonen dovrà familiarizzare con i pneumatici Pirelli (nel 2009 la monomarca era la Bridgestone) e con le nuove misure aerodinamiche (gli scarichi soffiati) all’interno di un team che è in fase di crescita e che nel 2011 non è andato oltre due terzi posti con Heidfeld e Petrov, nel 2012 sostituito dal virgulto Grosjean, che non turberà i sonni del biondino dall’indole così taciturna tanto da chiudere la tensione in garage e mettersi a dormire, poco più che ventenne, a mezz’ora dal suo debutto in Formula-1.

Capace di andare al massimo soprattutto se sotto pressione, a Raikkonen è stato imputato, con una certa frequenza, anche il difetto di essere poco comunicativo. Non con i media, bensì con gli ingegneri al punto da rendere difficoltose le modifiche da apportare sull’assetto della vettura. Eppure siamo pur sempre al cospetto dell’unico campione del mondo della Ferrari nell’era post-Schumacher, giunto in Formula-1 con appena ventitré corse nel sangue, capace di lottare per il titolo mondiale già al terzo anno di carriera, vincitore cinque volte su otto a Spa, e che tra le competenze del suo curriculum non ha la capacità di fare da eco di risonanza per grandi sponsor, ma quella di spingere a fondo il pedale dell’acceleratore.

Buon appetito, Kimi.

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