BASKET NBA/ Los Angeles: cosa succede in città

di Maria Ciavotta

Los Angeles, da sempre, vuol dire Lakers. I gialloviola hanno vinto sedici titoli Nba; hanno visto calcare il proprio parquet da miti assoluti come Wilt Chamberlain, Kareem Abdul-Jabbar e Magic Johnson; hanno tra le proprie fila Kobe, Kobe Bryant, il giocatore probabilmente più forte in attività. Oggi, però, sullo stesso parquet della seconda squadra più titolata di tutta la lega giocano e vincono anche Chris Paul e Blake Griffin. E non con la casacca gialloviola, ma con quella dei Clippers.

Clippers-vs_lakersEra il 1984 quando Donald Sterling, allora proprietario dei San Diego Clippers, decise di spostare la sua franchigia nella sua città natale, Los Angeles. Da allora, da quando nella città degli angeli le squadre di pallacanestro sono due, è capitato due sole volte che i Lakers non fossero la prima squadra della città: stagione 1991/1992, Clips 45 vittorie, Lakers 43, e playoff raggiunti dai ragazzi allenati da Larry Brown; e stagione successiva, 1992/1993, Clips 41, Lakers 39.

Difficile parlare di rivalità tra le due compagini, troppa la distanza in termini di vittorie ma anche di prestigio e, conseguentemente, di seguito di tifosi. Esempio: dieci anni fa, nella stagione 2001/2002, la media degli spettatori presenti allo Staples Center, la struttura che ospita le gare casalinghe di Lakers e Clips, nelle gare dei gialloviola è stata di 18.935; alle gare dei cugini, invece, hanno assistito mediamente 14.620 tifosi. Esempio numero due: nello stesso Staples Center, gli spogliatoi dedicati a Kobe e compagni sono grandi il doppio di quelli che hanno ospitato negli anni i vari Danny Manning, Elton Brand e Corey Maggette. Ecco, questi nomi ci forniscono un terzo esempio: buoni, ottimi giocatori, con buoni punti nelle mani. Niente a che vedere però con il gancio-cielo di Abdul-Jabbar, le triple doppie di Magic o la potenza di Shaq. Abbiamo chiarito la portata della differenza tra le due squadre di Los Angeles, anche se forse non ce n’era poi troppo bisogno.

Stagioni opache. Dopo le due stagioni “storiche” di primato cittadino, sono giunti anni di record negativi per i Clippers. Tra scelte di mercato – per usare un eufemismo – errate, dettate il più delle volte dagli interessi prettamente economici del vivace proprietario Sterling, e un clima generale di sfiducia tra tifosi, pochi, e giocatori, preoccupati più delle proprie statistiche che dei risultati complessivi del team, gli anni Novanta e Duemila sono stati poveri di soddisfazioni. Le colpe della proprietà sono chiare se analizziamo i “Draft”, le scelte, di questi anni. In Nba, se concludi la stagione nelle ultime posizioni, hai alte possibilità di scegliere per primo i giocatori provenienti da college e campionati stranieri. Di scelte “alte” i Clips, quindi, ne hanno potute fare diverse. E queste hanno dimostrato l’insipienza di dirigenza e tecnici: da Randy Woods, scelto nel 1992, a Olowokandi prima scelta assoluta nel 1998, passando per Lorenzen Wright scelto nel 1996, stesso anno in cui, diverse chiamate dopo, venne selezionato Kobe. Andò meglio nel 1999, con la scelta di Odom, ma la percentuale di vittorie in questi anni restò bassissima.

Scelta giusta. È proprio però anche grazie a un Draft che oggi siamo di fronte a qualcosa di nuovo, insolito. Nel 2009 per i Clips c’è una nuova chance per un innesto importante. Si sceglie per primi, si può prendere il prospetto più importante. Si fa una scelta giusta, per una volta. Con la scelta numero uno i Clippers scelgono Blake Griffin, esplosiva ala grande classe 1989. Esplosiva è dire poco. Griffin però questa esplosività la paga e, in preseason, cadendo dopo una schiacciata, si infortuna seriamente e viene costretto a saltare l’intera stagione. Si ripresenta l’anno dopo, e l’attesa non è stata vana. A Los Angeles, sponda Clips, arriva lo spettacolo: Blake Griffin salta, salta tantissimo. E schiaccia. Vince la gara delle schiacciate e il titolo di Rookie dell’anno. Il pubblico cresce, riempie lo Staples per assistere ai voli di Griffin. I Clips però non sono ancora una squadra vincente, manca un tassello.

Oggi. La stagione in corso, quella iniziata in ritardo per via del lockout, sin dall’inizio sembra poter segnare la svolta nella storia della seconda franchigia di Los Angeles. Oltre alla crescita continua di Blake Griffin, è soprattutto un nuovo innesto a cambiare il volto dei Clips, a trasformarli in una squadra vincente. Dagli Hornets giunge Chris Paul, playmaker di primissimo livello. Con lui una serie di ottimi giocatori cambiano il volto della squadra: Billups, Butler, Martin. La squadra vince e diverte: allo Staples, quando giocano Paul e Griffin, sugli spalti son presenti in media 19.266 spettatori; quando a giocare è Kobe ce ne sono 18.997. Ad oggi i Clippers hanno vinto 22 partite su 35, e occupano il terzo posto a Ovest. Al quarto ci sono i Lakers.

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