BASKET NBA/ Stop al lockout. Si riparte

di Maria Ciavotta

L’attesa è terminata. Quando ormai sembrava che la stagione Nba, incredibilmente, potesse essere cancellata, ecco che proprietari e giocatori hanno trovato l’accordo che consentirà al campionato professionistico di basket americano di prendere il via, seppur con quasi due mesi di ritardo: il 25 dicembre apriranno le danze le due finaliste della scorsa stagione, Dallas e Miami. L’epilogo del lungo lockout lascia tutti contenti. O meglio, quasi tutti.

Quando Dirk Nowitzki e compagni, il giorno di Natale, calcheranno il parquet che li ha visti trionfare qualche mese fa, tutti iDavide Gallinari tifosi del basket tireranno un sospiro di sollievo. E lo faranno anche sponsor, tv, lavoratori del settore: tutto il mondo che gravita intorno al pianeta Nba. Si gioca. Una soluzione attesa da mesi ma che stentava ad arrivare. Una soluzione che fa bene, anche da un punto di vista meramente economico. Lo spettacolo poi, certo, fa bene perché intratterrà e emozionerà buona parte degli sportivi, d’America e non.

L’accordo. Una trattativa lunga, lunghissima. Giocatori e proprietari, per riuscire a rinnovare il contratto che disciplina la spartizione di alcuni dei ricavi della lega, hanno impiegato mesi. E così la stagione partirà a fine dicembre anziché a fine ottobre, con 66 partite in calendario invece di 82: meglio tardi che mai.

“Abbiamo raggiunto un accordo di massima che dovrà naturalmente essere ratificato con una votazione generale. Ma siamo ottimisti, a Natale si tornerà a giocare”. Al termine di un ultimo, decisivo incontro, lungo 15 ore, David Stern, commisioner della lega, comunica la lieta notizia. Ai giocatori andrà una percentuale dei ricavi oscillante tra il 49% e il 51% (fino all’anno scorso era del 57%), segno che forse la voglia di giocare e, soprattutto, il timore di perdere un intero anno di ingaggi, hanno avuto la meglio sull’ostinazione che aveva invece prevalso lungo le trattative.

Il 25 dicembre New York-Boston, Los Angeles-Chicago e il re-match delle finals dello scorso anno, Dallas- Miami, segneranno l’inizio di una stagione che sarà, per forza di cose, particolare. L’inizio posticipato porterà, oltre alla riduzione del calendario, anche a uno slittamento di una settimana di playoff e finals. Il mercato, inoltre, si svolgerà in contemporanea col training camp, la preparazione pre-campionato, che inizierà con tutta probabilità il 9 dicembre.

Gallinari e gli altri. Tutto è bene quel finisce bene. Tutti felici e contenti, quindi. Non proprio, a dir la verità. C’è chi, in fondo, sperava che la stagione Nba non partisse mai. Chi, avendo sotto contratto “un campione Nba”, sperava che questi potesse giocare tutto l’anno per la propria squadra. Gallinari a Milano ad esempio. Danilo invece tornerà negli States tra il 6 e il 7 dicembre, lasciando così Milano priva del suo uomo migliore.

Sono 11 i cestisti lo scorso anno in Nba che hanno scelto l’Italia per dimenticare la serrata, ma non tutti torneranno indietro. L’obbligo vige solo per i giocatori con contratti in essere negli States (come Gallinari, appunto) mentre per gli altri sarà possibile decidere se continuare a essere protagonisti in Europa o tornare a vestire una casacca Nba, grazie all’inserimento nel contratto della clausola Nba-out, che rende possibile la rescissione a fine lockout.

Storia particolare quella del neo/non acquisto di Roma, Tyreke Evans: nella capitale avevano appena assaporato il suo arrivo, annunciato due giorni prima della notizia della fine del lockout. Un giocatore sicuramente capace di spostare gli equilibri del nostro campionato, che però i tifosi di Roma non vedranno mai in campo, visto che tra un mese tornerà a indossare la maglia dei suoi Sacramento Kings. Peccato.

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