BASKET, NBA/ Il “lockout” che blocca il campionato

di Maria Ciavotta

In America come in Italia. Più o meno. Come accaduto in occasione dell’inizio del campionato italiano di calcio, anche in America le partite di uno degli sport più seguiti rischiano di subire uno slittamento, se non addirittura una cancellazione. Ed ecco che allora in Italia potremo vedere brillare le stelle del basket americano, anche solo per qualche mese.

Era già accaduto anni fa, nel 1998, quando il campionato di basket americano iniziò a febbraio e non, come previsto anba-lockoutottobre. Stavolta il lockout, la “serrata”, sembra anche più difficile da evitare e l’Nba, il campionato delle stelle con tutta probabilità non prenderà il via, o quantomeno non lo farà nei tempi e nei modi soliti. In Italia lo sport più seguito e più amato, il calcio, ha rimandato la sua prima giornata a causa dello sciopero dei calciatori, “viziati” secondo alcuni, e delle loro richieste circa contributo di solidarietà e gestione dei “fuori rosa”. Poi, in ogni caso, si è partiti.

Il lockout. In America la situazione non sembra risolvibile, almeno in tempi brevi. Se nel caso nostrano si è trattato di uno sciopero dei calciatori, e quindi solo di chi sarebbe dovuto scendere in campo, nel caso americano a protestare sono i proprietari delle squadre. Non è uno sciopero dunque, ma una serrata, causata dalla non volontà dei proprietari delle 30 squadre di far partire lo spettacolo del “circo Nba” senza adeguate garanzie. Già da luglio è tutto in stand by: trattative, contratti, Summer League (i tornei amichevoli in cui le squadre provano possibili nuovi acquisti).

 I giocatori non ricevono gli stipendi e non possono avere nessun tipo di rapporto con i loro club. Il mancato accorto sul rinnovo del contratto collettivo ha avuto quindi una serie di cause scatenanti.

Il vecchio accordo, stipulato prima della stagione ’98-’99, prevede che ai giocatori vada in termini di salari il 57% dei ricavi della Lega. I proprietari richiedono la spartizione equa dei ricavi, mentre i giocatori hanno posto come tetto massimo il 54.3%.

 L’altro motivo del contendere riguarda il “Salary Cap”. Il tetto salariale è una cifra massima (circa 58 milioni di dollari) che ogni squadra ha a disposizione per pagare gli ingaggi dei propri giocatori. I proprietari vogliono abbassare questo tetto, rendendolo inoltre rigido e non morbido. Tale abbassamento andrebbe a incidere sui contratti dei giocatori, con una perdita dei loro guadagni che potrebbe arrivare anche al 30%. E qui il nodo diventa difficile da sciogliere.

 E ora? La stagione Nba abitualmente comincia alla fine del mese di ottobre e si protrae fino a maggio lungo la bellezza di 82 giornate di partite. Obiettivo per quest’anno è cominciare. Non importa quando e con quante partite. All’epoca del faticoso ultimo rinnovo del contratto, nel 1998, il campionato ebbe inizio a febbraio e le squadre giocarono solo 50 partite.

 L’ipotesi della serrata totale prende però in questi giorni sempre più piede. Martedì 6 settembre, dopo quasi un mese, sono ripresi gli incontri per trovare il tanto agognato accordo. Ma niente, le due parti sono ancora lontane così come lo sono le partite di campionato: sicuramente, dovesse andar bene, non si comincerà prima di dicembre. Nuovi incontri non sono stati ancora fissati.

Intanto un risvolto positivo c’è, per gli amanti del basket per lo meno. Diversi dei giocatori bloccati in America hanno già firmato con squadre europee. I campionati di Turchia, Russia, Francia e, speriamo, Italia sono pronti ad accogliere giocatori che fino a qualche mese era impensabile vedere in Europa. Contratti di un mese, di due mesi, in attesa che si trovi un accordo e la serrata finisca.

Il più famoso dei campioni Nba che nei prossimi mesi calcheranno i parquet dei campionati europei è la stella dei New Jersey Nets Deron Williams. L’ex playmaker degli Utah Jazz ha un accordo con i turchi del Besiktas sino a quando non terminerà la serrata, utilizzando poi una clausola che gli consentirà di rivestire la maglia dei Nets quando l’accordo sarà trovato. Lo stesso Besiktas che ci aveva provato senza successo con Kobe Bryant. Leandro Barbosa giocherà invece in Brasile, Ty Lawson nello Zalgiris di Kaunas, in Lituania, Nenad Krstic in Russia. Quest’ultimo ha scelto di firmare con il Cska di Mosca un contratto che non prevede la clausola, la cosiddetta “Nba Escape”, abbandonando quindi i suoi Boston Celtics.

I tifosi italiani sognano. Se il sogno quasi irrealizzabile è quello di vedere il campione argentino Manu Ginobili tornare a vestire la casacca della Virtus Bologna, la realtà potrebbe essere il ritorno in Italia dei nostri prodotti d’esportazione: Andrea Bargnani e Danilo Gallinari. Per il primo sembra prospettarsi un accordo, temporaneo, con Siena. Per Gallinari invece un ritorno a casa, in quella Olimpia Milano che lo ha visto nascere cestisticamente e raccogliere l’eredità del padre Vittorio.


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