BASKET/ Dan Peterson… Il numero 1 “is back”

Chi di voi non ricorda quando, con la sua classica cadenza americana, Daniel Lowell Peterson, da tutti conosciuto come Dan, faceva la reclame di una nota bevanda che terminava definendola fenomenale. (Mmm… Feenomenale). Ebbene, questo aggettivo si può tranquillamente associare al suo ritorno in panchina alla guida dell’Olimpia Milano.

di Federico Succi

Dan_Peterson_sp_101210Dan Peterson nasce a Evanston nel 1936, e la sua vita ben presto inizia a prendere la forma di una palla da pallacanestro. L’infanzia non è certo stata tenera con lui ma potrebbe aver contribuito in maniera seria alla sua formazione. Con il Padre che faceva il poliziotto e la mamma la maestra elementare, Dan vanta radici vichinghe dato che aveva un avo di origini norvegesi mentre il nonno che faceva il pugile dilettante conobbe sua nonna difendendola da due ceffi su un tram.

Sin da bambino Dan inizia a giocare a Basket, anche se pare fosse molto dotato nel baseball. A soli 22 anni si laurea come allenatore di pallacanestro, 4 anni dopo riceve il titolo di sport administrator e da lì inizia a decollare la sua carriera. L’anno dopo inizia ad affermarsi come allenatore presso l’università di Michigan State e Usna fino a diventare, tre anni dopo, capo allenatore del Delaware dove resterà per ben 5 anni.

Durante la sua carriera vanta numerose esperienze come allenatore in Italia e negli Usa ma anche in Cile. Nel 1971, infatti, venne nominato capo allenatore della nazionale cilena raggiungendo il miglior piazzamento nella storia del paese nei giochi del Sud America (quarto posto). Fu un’esperienza a suo modo gratificante, infatti, pare sia ancora molto legato il_sempre_carico_dana Guillermo Rodriguez, all’epoca presidente della federazione, il quale pare che una volta all’ennesima pretesa di Peterson gli disse “Gringo, sai qual è il problema? Tu sei abituato ad andare a 100 all'ora, noi a 10. Così siamo scontenti tutti e due”. Nel 1973 inizia la sua avventura in Italia allenando la Virtus Bologna dove in 5 anni vince una Coppa Italia ed uno scudetto. Ma è dal 1978 che inizia la sua fantastica avventura con l’Olimpia Milano dove resta per 9 anni vincendo 4 scudetti, una coppa Korac, una Coppa Italia ed una Coppa Campioni, allenando un certo Mike D’Antoni, che diventerà uno dei più grandi allenatori NBA.

Il fatto di essere rimasto per tanti anni fuori dagli Usa ed il fatto di aver conseguito numerose esperienze all’estero lo ha reso sicuramente più critico nei confronti della sua nazione.

In un’intervista alla “Gazzetta dello Sport” racconta di quando andò negli Urss nel 1975 e si sentiva in territorio nemico. Racconta di essere stato uno dei pochi ad aver votato democratici quando hanno vinto e quando hanno perso così come ha votato repubblicani quando hanno vinto e quando hanno perso le elezioni. Ormai dice di non votare più perché non si riconosce nelle attuali figure politiche che secondo lui non hanno più il carisma di un Truman o di un Heisenhower. Dice di Kennedy che è stato una testa di ravanello.

Nel 1987 si ritira dall’attività cestistica iniziando a lavorare per le maggiori emittenti nazionali occupandosi di basketptersonliptonamericano. Inoltre tra gli anni ’80 e ’90 inizia a lavorare anche come commentatore del wrestling iniziando a diventare una delle voci più popolari in Italia e secondo un recente sondaggio è lo straniero con la voce più sexy in Italia. Ha collaborato con la Gazzetta dello Sport e con numerosi giornali che si occupavano di Basket. Quando tutti pensavano che la carriera di Dan fosse terminata ecco che arriva la chiamata più inaspettata. In un freddo pomeriggio di gennaio Livio Proli, presidente dell’Olimpia Milano, decide di esonerare Piero Bucchi e di affidare l’incarico di allenatore proprio al fenomenale Dan Peterson.

Ha subito dimostrato grande intelligenza dimostrando di sapersi adattare al basket moderno accantonando gli schemi a L o la difesa 1-3-1 che lo avevano reso celebre. Oltre che l’entusiasmo nell’ambiente ha riportato anche la squadra alla vittoria conquistandone addirittura 4 su 4, ma nonostante ciò nell’ultimo postpartita con la squadra che ha vinto di 13, ha dichiarato di essere contento ma non soddisfatto perché la sua squadra aveva vinto ma non convinto. Sarà questa la vera forza? Proprio un ritorno feeenomenale.

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