Uomini e topi. Un romanzo per il presente.

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“Uomini e topi” è una finestra sugli effetti delle crisi economiche: depressione sociale, disoccupazione, criminalità e “imbarbarimento” dei costumi. “Uomini e topi” racconta la società statunitense del post-crisi 1929 in pieno caos sociale. John Steinbeck, acuto giornalista americano, racconta la travagliata esistenza di uomini alle prese con la miseria e l’ingiustizia.

 

È un romanzo per il presente perché, nonostante siano passati ben settanta sette anni dalla sua pubblicazione, i suoi simboli si sono immancabilmente presentati in questo tempo di crisi. E’ un romanzo che ci può aiutare a leggere una realtà che ci sta sfuggendo di mano: i personaggi, le situazioni e gli angoli bui del vivere sono costanti nei nostri tempi di difficile stabilità economica.

“Uomini e topi” ci racconta la miseria negli Stati Uniti del 1937 ancora alle prese con il crac finanziario del 1929. Schiere di uomini, simili ad orde barbariche, si aggirano per città e campagne alla ricerca di un posto di lavoro e di dignità. L’odio per lo straniero, per colui che, si dice, tolga il lavoro spinge a cacciare il migrante dalle proprie terre. Il lavoro, se c’è, è mal pagato e schiavista.

In questa condizione esistenziale così drammatica i protagonisti camminano in un mondo ostile, dove la parola d’ordine è “sfruttamento”. Non si hanno diritti né dignità, o si accettano le regole o si finisce sulla strada. E non si tratta di una strada kerouachiana, ma di una strada fatta di polvere e fame, nella più totale povertà. La sopravvivenza è messa in pericolo e i personaggi, in preda alla depressione, si trasformano in “bestie” e in esseri violenti e lascivi.

Con la sua viva coscienza cristiana e sociale John Steinbeck denuncia il male e non fa remore nel condannare gli aguzzini e i loro complici. E’ probabilmente una delle opera più letta e amata del suo autore, anticipatrice dell’aspro “Furore”, il testo cardine della letteratura di Steinbeck.