Sull’isola di Utopìa, dove nacquero tutte le utopie

Isola di Utopìa

Isola di Utopìa

Esiste un luogo metafisico dove l’utopia è di casa. È l’isola di Utopìa, la madre di tutte le utopie moderne.

Non tutti lo sanno, ma esiste un luogo dove l’utopia è di casa. E’ un’isola i cui abitanti vivono in un mondo dove lo sfruttamento, l’ingiustizia e il vizio sono banditi da ogni città e da ogni campagna. È Utopìa, un regno fatato, qualcuno la potrebbe definire.

Tommaso Moro, noto giurista e raffinato scrittore inglese, raccolse questa strana quanto “fantastica” storia da un filosofo – marinaio, Raffaele Itlodeo. L’uomo descrisse nei minimi particolari la società utopiana, la storia e i suoi valori. “L’Utopìa” è la trascrizione fedele di questo racconto.

Un racconto di fantasia qual è Utopìa è il movente per una critica sociale che Moro conduce in tutta la sua opera. Il parlare della società perfetta degli utopiani gli permette di mettere in risalto gli aspetti corrotti del mondo passato e odierno, una realtà dove la logica del profitto e della sopraffazione domina in ogni aspetto.

È sì un’utopia, un mondo irrealizzabile, ma ha in sé una vena di realismo. E’ un saggio che parte dalla corruzione passata e moderna per ribaltare il normale punto di vista. Valori e costumi sono trasvalutati mostrando il loro corrispettivo positivo e costruttivo.

E in ciò si basa la sua modernità, nell’aver posto la dignità umana al centro del suo sistema teorico. Oggi molte intuizioni del Moro sui diritti e sulle libertà sono per noi banalità, ma fin dalla sua pubblicazione nel 1516 questo testo gettò ombra sulla monarchia e su una società che si basava ancora sul classismo e la tirannia.

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