Professione Lolita, il libro inchiesta di Daniele Autieri

Professione Lolita, la copertina del libro

Professione Lolita, la copertina del libro

Roma è sconvolta da una lunga e capillare indagine giudiziaria che scuote i quartieri “bene” della città. Due giovani romane si prostituivano in un appartamento dei Parioli, ricevendo quotidianamente facoltosi cliente. Le hanno chiamate “baby squillo” e Daniele Autieri ricostruisce questa triste quanto sconvolgente inchiesta.

Le hanno chiamate “baby squillo”, ma sarebbe opportuno chiamarle “lolite”. Come Lola, la protagonista del romanzo “Lolita” di Nabokov, le due adolescenti romane avevano quindici e quattordici anni, ma erano già “donne” spregiudicate e maliziose. Amavano la bella vita e i luoghi “in” della città e disprezzavano tutto ciò che ricordasse le loro origini popolari.

Un gesto di ribellione. Questo le ha spinte a prostituirsi, non per strada, ma nei locali pariolini, approfittando dei vizi della borghesia romana. E’ una trama che sembra uscire direttamente dal romanzo di Nabokov: vecchi professionisti, annoiati e lussuriosi, si riscoprono giovani e prestanti con le due adolescenti che li assecondano prontamente in tutti i loro desideri più particolari.

Daniele Autieri è un noto giornalista di Repubblica – L’Espresso. E’ conosciuto negli ambienti romani per aver indagato sul sistema clientelare dell’ex sindaco Gianni Alemanno, svelandone i retroscena più scabrosi. Ha seguito fin dall’inizio questo caso giudiziario e ha deciso di raccontarcelo come una storia romanzata.

“Professione Lolita” è un romanzo dal forte taglio polemico. Ci da un’immagine sconcertante della società italiana odierna, presa da “malattie sociali” che colpiscono troppo spesso i più giovani. Un eroe si muove in questa atmosfera così cupa. E’ un carabiniere, Eugenio Marchetti, che ha conosciuto la malavita e che ha deciso alla fine di servire la giustizia. E’ lui l’angelo custode, il personaggio positivo che promette a se stesso di aiutare quei giovani che, come lui, sono caduti in “cattive acque”.

Jenny e Lala, le trasposizioni romanzate delle due “baby squillo”, sono giovanissime, frequentano i primi anni del liceo, ma, a differenza delle loro coetanee, non amano la scuola né il mondo giovanile a loro confacente. Sono di origini umili e amano il denaro facile, la bella vita e frequentare i locali più alla moda di Roma. Decidono di prostituirsi, assoldate da un “pappone”, come nella realtà, e guadagnano molto, pur soffrendo profondamente.

La prostituzione minorile ha tante sfaccettature. E’ un fenomeno che gli inquirenti hanno definito dal punto di vista sociale “trasversale”. Non ci sono solo Jenny e Lala, ma anche ragazzine di buona famiglia che si vendono per pura trasgressione. K. è un noto fotografo che sfrutta questo lato scabroso della buona gioventù romana per trarne vantaggio: adesca minorenni nei quartieri “bene” di Roma e, in cambio di foto, le spinge a prostituirsi. Fairy ha quattordici anni e soffre di una forma acuta di anoressia. Vomita per essere magra, quindi sempre più bella e attirare su di se l’attenzione dei compagni. C’è anche Malphas. E’ un ragazzo di diciotto anni, si definisce un fascista e frequenta Casapound, ma ha un lato oscuro: è un violento ed è legato alla malavita di Tor Bella Monaca.

Spetterà al carabiniere Marchetti cercare di salvare queste giovani vite, toglierle dalla strada e curare le loro ferite emotive. La sua storia personale racconta una caduta e una redenzione, come nelle classiche trame epiche. Conoscendo il male in prima persona, lo affronta per adempiere ad una promessa fatta nel periodo buio della sua esistenza.

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