Perché la scienza è nata in Occidente?

Galileo Galilei

Galileo Galilei

Il mondo antico non ignorava la scienza: non conosceva tuttavia un sistema gnoseologico ben definito né possedeva un metodo sperimentale e si riduceva ad un insieme di conoscenze empiriche dettate dalla necessità. La scienza moderna nacque solo in Occidente.

La scienza ci differenzia dalle civiltà mediorientali e orientali; dagli antichi popoli amerindi e da quelli africani. Fece la sua comparsa tra il XVI e il XVII secolo e ha permesso all’umanità di progredire. La scienza è un prodotto dell’occidente, è un suo tratto distintivo. Perché quindi la scienza moderna fece la sua comparsa in Occidente? Perché abbiamo avuto un Galileo?

Edward Grant, storico americano della scienza, prova a dare una risposta a questi interrogativi nell’ottimo saggio “Le origini medievali della scienza moderna: il contesto religioso, istituzionale e intellettuale”.

La scienza moderna ha le sue radici nel mondo medievale, nel connubio tra il sapere antico e la cultura dell’età di mezzo; tra l’eredità scientifica greca e la teologia naturale cristiana. A tal proposito il matematico inglese Alfred N. Whitehead affermò: “La scienza ebbe origine in Europa a causa della diffusa fede nelle sue possibilità, essa è un derivato della teologia medievale. Non può provenire che dalla concezione medioevale, la quale insisteva sulla razionalità di Dio”.

Dopo una panoramica sul rapporto tra cristianesimo e cultura pagana nella tardo antichità, Grant passa ad illustrare il contesto culturale e intellettuale che favorì la nascita del moderno spirito scientifico. Tre furono le condizioni indispensabili per lo sviluppo della scienza: la nascita delle università, le traduzioni dall’arabo delle opere aristoteliche e la filosofia teologico – naturalistica.

I cristiani occidentali, afferma Grant, ebbero il merito di saper trarre il meglio della cultura greca, proveniente dal mondo islamico, e rielaborarlo in una nuova filosofia naturale. Le fucine intellettuali di questa svolta umana furono le università europee, uniche nel loro genere e prodotti originali della civiltà occidentale. Lo status dell’intellettuale medievale e l’organizzazione delle stesse università (curriculum didattici avanzati per l’epoca, la separazione totale tra Stato e Chiesa, che favorì una cultura laica, il mecenatismo clericale e reale….) permisero l’elaborazione di un nuovo linguaggio scientifico e di una nuova visione della natura (razionale e finita) che Galileo ereditò e che portò ad una maggiore maturazione.

Aristotele fornì il “carburante” intellettuale per la nuova macchina culturale. La sua cosmologia fu oggetto di aspri dibattiti: si contestava l’eternità del mondo, la divisione in sfere del cosmo e il geocentrismo iniziò ad essere considerata una teoria erronea. In opposizione agli aristotelici e allo Stagirita lo spirito scientifico occidentale si forgiò progressivamente. La scienza dimostrava passo dopo passo la falsità della “superstizione pagana” e la fondatezza di un cosmo finito e razionale, simile alla concezione cristiana della natura. 

Gli autori della Rivoluzione Scientifica ricevettero in eredità uno spirito scientifico critico e stimolante e toccò a loro scardinare la cosmologica aristotelica. Gli oppositori di Galileo ricorsero ad Aristotele nel vano tentativo di fermare l’avvento della scienza moderna.

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