Parental advisory: la leggenda nera della musica rap

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Perseguita il rap dai lontani anni ottanta ed è diventato un marchio indelebile di “infamità”. L’etichetta “parental advisory” fa tremare e ha battuto i principali MC, marchiati come “prosatori volgari e violenti”. Queste accuse non hanno certo reso giustizia ad un genere musicale legato a istanze socio – culturali lontane dal pregiudizio malavitoso.

 

Nonostante i cenni alla vita da strada e spesso al fenomeno delle gang metropolitane, la cultura hip hop nasce per essere un rimedio al degrado delle comunità nere, promuovendo valori e principi civili ed umani. Lo Zulu Nation ne è la prova. C’è tuttavia da riflettere su come il ceto medio bianco ha recepito fin da l’inizio un linguaggio spesso acceso e rissoso. Tutto nasce da un fraintendimento: la rabbia della comunità nera, al di là della politica del Black Panthers Party, venne intesa come un motivo di ribellione, quando invece la cultura hip hop propugna il pacifismo. Le stesse battaglie canore sono una versione edulcorata delle terribili faibe tra bande rivali. Prima si combatteva per la droga e il territorio, ora contro lo spacciatore e il crimine. Le parole che si rifanno all’ambito balistico non sono altro che espressioni che simboleggiano la voglia di rivalsa. Non incitamente a delinquere come spesso di è affermato.

Un pregiudizio ancor più resistente individua nel “parental advisory” una reazione allo “squallore” della cultura hip hop. L’industria discografica avrebbe cercato di difendere i propri clienti, in particolare i minori, dai linguaggi espliciti degli Mc. Questa leggenda nera è uno dei preconcetti più difficili da sfatare. Eppure il “parental advisory” non nasce nella cultura hip hop, ma in quella rock.

Il primo album considerato esplicito per i gusti puritani della società americana è “Purple Haze” di Prince del 1985. La Parents Music Resource Center fece istanza presso le principali industrie discografiche affinché apponessero sulle copertine degli Lp e dei cd poi un avviso riguardante i testi “particolarmente coloriti”. In questo modo un genitore o un compratore sarebbero stati coscienti dei “pericoli” insiti nella musica che acquistavano. Nella musica rap il “parental advisory” fu utilizzato per la prima volta nell’ambito dello stile Gangsta, quindi nei primi lavori di Ice T, di Scholly D e dei Niggaz With Attitudes.

E’ questo probabilmente uno dei miti più lungimiranti della musica moderna.  

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