La rivoluzione russa e la Fattoria degli Animali.

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“Le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due” E’ questa una tragica ammissione di sconfitta. Un fallimento che gli animali dell’omonima fattoria non si sarebbero mai aspettati, loro avevano creduto al Vecchio Maggiore. Men che meno avrebbero mai immaginato che il maiale, l’essere più intelligente tra loro nonché guida della rivoluzione, si sarebbe alla fine alleato con gli odiati umani, tanto da diventare simile a loro. Credevano nei principi dell’animalismo, riassumibile nel “quattro zampe buono, due zampe cattivo” e in “tutti gli animali sono uguali”. Adesso i maiali di Napoleon mangiano e bevono e soprattutto camminano come gli esseri umani.

 

Cosa è successo ai maiali di Napoleon? Perché il Padre della Fattoria degli Animali si è trasformato in un tiranno? George Orwell mette in scena una fiaba che racconta la controversa storia della rivoluzione russa. Lo scrittore inglese, dal passato comunista, come un classico pedagogista, ci spiega la tragica involuzione del regime comunista russo.

Napoleon, Palla di Neve, il Vecchio Maggiore, gli esseri umani…sono le allegorie di una trama che rispecchia chiaramente fatti storici molto complessi: Orwell riesce a spiegare i rapporti e le evoluzioni seguite al colpo di stato bolscevico, dandoci un quadro perfetto della parabola discendente comunista.

Gli animali (la classe operaia) sono i protagonisti del romanzo. I loro stati d’animo, i loro dubbi e le loro speranze sono gli elementi che Orwell mette in risalto. La classe operaia, la categoria degli oppressi, si fa protagonista nella storia umana dei tentativi di ribaltare i rapporti di sottomissione (la crudeltà del padrone).

Napoleon (Stalin) e Palla di Neve (Trotsky) sono i “profeti” dell’animalismo, quell’insieme di teorie elaborate dal Vecchio Maggiore (Lenin – Marx) per l’effettiva liberazione degli animali.

Da questi elementi si può ricostruire la trama. La Fattoria Padronale, in decadenza per via di debiti contratti dal fattore, è un luogo di sfruttamento. Gli animali sono maltrattati e il fattore è un uomo cinico, alcolizzato e poco incline a rispettare i suoi sottoposti.

Il Vecchio Maggiore, il maiale più anziano nonché il più intelligente tra i suoi compagni di sventura, insegna a costoro i principi dell’animalismo, ossia una teoria che promette di liberare l’animale dalla schiavitù umana. “Tutti gli animali sono uguali” è il moto fondamentale. L’obiettivo della futura rivoluzione è quello di instaurare questo regime di uguaglianza.

Gli animali riescono a cacciare il fattore, nonostante questi provi a riprendere la sua fattoria, e inaugurano la Fattoria degli Animali, il regno della libertà e dell’uguaglianza. Gli animali si organizzano per diffondere l’animalismo, ma i conflitti tra Palla di Neve e Napoleon iniziano a destabilizzare la tranquillità della fattoria.

Napoelon ha un atteggiamento da dittatore e non tollera la libera espressione; Palla di Neve è democratico ed favorevole a qualsiasi iniziativa possa andare a beneficio degli animali.

Gli screzi tra i due maiali sono asprissimi e un colpo di mano di Napoleon costringe Palla di Neve a fuggire. L’arcigno maiale diviene il padrone incontrastato della fattoria.

Da qui inizia la parabola discendente della rivoluzione: da faro della liberazione a regno del nuovo schiavismo intellettuale e materiale.

La “fiaba” di Orwell ci trasmette il pathos e le sensazioni di tutti coloro che credettero nel comunismo, come lo stesso autore, ma che poi fuggirono da esso nel momento in cui mostrò il suo volto tirannico. Orwell non smentisce la sua anima libertaria, mostrando l’ipocrisia delle ideologie moderne. La Fattoria degli Animali è il romanzo della libertà e del disinganno. 

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