La democrazia è un’invenzione occidentale?

atene assemblea

La democrazia è un’invenzione esclusivamente occidentale? Nasce in Grecia? Oppure l’aspirazione ad una forma di governo libera e democratica è esclusivamente “nostrana”?

 

La democrazia moderna è nata nella Grecia del V secolo a.c. con Temistocle, Demostene e tutti i grandi uomini della cultura ellenica. Questa definizione è un assioma che noi occidentali abbiamo appreso a scuola acriticamente. Chiusi nella nostra “superiorità” non riconosciamo quelle forme di democrazia sviluppate al di fuori dell’Europa o dell’area mediterranea.

È certo che l’Atene del V secolo d.c. è stata una delle patrie democratiche, ma sbagliamo nel definirla l’unica. Dall’ottocento fino ai giorni nostri gli studi etnografici hanno evidenziato una comune propensione del genere umano a prediligere forme di governo “collettivo”, ovvero basate sul consenso della massa. Dall’Africa alle Americhe si conoscono culture che hanno fatto della pluralità e del consenso comune le basi di governi potenti e leali.

Si tratta alle volte di realtà locali, spesso città o piccoli domini: i Comuni lombardi del XII secolo, piccole grandi realtà economiche, politiche e sociali; oppure le città stato indiane o mediorientali. Gli imperatori non sono stati da meno e hanno spesso preferito fondare il proprio governo sul consenso popolare. Saladino, impavido condottiero dell’Islam medievale, fece del suo impero un dominio ricco economicamente e culturalmente; favorì il dialogo tra i popoli e incentivò la cultura e in particolare la scienza. Ashoka, imperatore indiano del IV – III secolo s.c., diede al suo impero una costituzione “liberale” che riconosceva a grandi linee la pluralità e alcune libertà fondamentali

Amartya Sen, Premio Nobel per l’economia, fa notare la sincronicità di questi fenomeni. A latitudine differenti i popoli hanno espresso la stessa aspirazione a forme di governo libere e democratiche. I re e le classi dirigenti hanno spesso preferito fondare il proprio potere sul consenso popolare piuttosto che sull’autocrazia.

Non dobbiamo però cadere nell’errore di ritenere queste forme di “democrazia” simili a quelle attuali. In Grecia, ad esempio, le donne e gli schiavi non potevano votare. E la presenza degli schiavi delegittima quella che viene comunemente definita la patria democratica. Allo stesso tempo, in altre realtà, quali India e Africa, vi erano diverse altre discriminanti: la schiavitù era accettata, il classismo una regola sociale e i poveri erano per lo più esclusi dalle scelte politiche. La democrazia che conosciamo è il frutto di sacrifici e di dottrine politiche che posero l’uomo e la sua dignità al centro dell’interesse comune.

La democrazia non ha una sola patria. È un bene comune che è nato e che si è sviluppato quasi contemporaneamente in tutto il globo, nonostante le dovute differenze. 

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