L’Italia e il turismo culturale. Un’azienda dai potenziali enormi ma snobbata dai Governi

turismo e cultura in italia un azienda dai potenziali infnita ma snobbata dai voverni

Avrei dovuto scrivere “un confronto inesistente almeno in Italia”. Spesso a Pompei crolla un’antica casa romana o in qualche altra città italiana un vetusto monumento viene sfregiato; oppure i servizi sono così scadenti che il turismo fatica a riconfermarci tra le mete appetibili. Questo è lo stato del mondo culturale italiano: bistrattato, umiliato, lasciato a se stesso e poco “lucroso”, secondo ministri e uomini di Stato.

 

Eppure in Europa l’arte e i beni paesaggistici sono tutt’altro che fonti senza guadagno: l’industria del turismo è in grado di generare grande ricchezze e rimpinguare le casse dello Stato. Solo in Italia il turismo è un problema più che una risorsa.

Un problema non da risolvere in meglio, ma da eliminare del tutto. A quanto pare, lo Stato italiano non è interessato a far nulla per conservare (aprendo magari anche ai privati) i monumenti del passato o fare politiche ambientali capaci di salvaguardare il territorio e permettere lo sviluppo industriale (togliendo qualche tassa, aggiungo).

Ascoltiamo spessissimo grandiosi discorsi di solidarietà verso coloro che difendono il patrimonio culturale italiano; li rassicurano su possibili finanziamenti e sul loro appoggio per risolvere questioni legali. “Verba volant, scripta manent”, dicevano i romani. Un motto che descrive bene il doppiogiocismo dello Stato.

Prometti risorse finaziarie? Il giorno dopo fai finta di nulla o parli di tagli e di mancanze che ti obbligano a ridurre o azzerare gli aiuti. Poi, l’indomani, spuntano magicamente milioni di euro pronti ad aiutare l’industria amica o a riempire le casse di qualche partito. Niente scrupoli e poca coscienza.

Eppure il 40% dei beni artisti e paesaggistici del mondo è in Italia. Chi possiede una quantità del genere di risorse umane? Nessuno, ma nonostante ciò continuamo a tergiversare o a passare oltre, chiudendo un occhio o tutt’e due.

L’equazione turismo = azienza non esiste o viene poco considerato.

Si snobbano gli aiuti privati come una forma di prevaricazione e di avidità; si snobbano i confronti con le nazioni che sul turismo hanno costruito possenti economie come “anti-italianità” o magalomania;

si snobbano perfino chi vive di cultura e di conservazione. In poche parole siamo una nazione che ama parlare di bei progetti, ma che in pratica vive nel degrado e forse ci guadagna.

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