Jack Kerouac. La filosofia indiana come rimedio alla decadenza

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“Sal, dobbiamo andare e non fermarci finché non arriviamo”, “Per andare dove, amico?”, “Non lo so, ma dobbiamo andare”. Bastarono queste poche e semplici battute per cambiare una generazione. Un nuovo umanesimo nacque dal fango e dal sudore di un giovane Jack Kerouac alle prese con la sua vita disordinata e frenetica; un uomo sul ciglio di un abisso attanagliato da un drammatico dubbio: gettarsi nel vuoto, alla ricerca del suo Sé, o ritornare ad un’esistenza piatta e conformista.

 

La Strada per Jack Kerouac assume connotazioni mistiche se non religiose. La “s” maiuscola è dovuta a queste accezioni del tutto particolari. Nel celebre vagabondo americano troviamo riferimenti a una vera e propria religiosità, esplicitata principalmente nelle opere della maturità. Troviamo un costante riferimento ad una mistica del viaggio come rito iniziatico e di avvicinamento ad un Sé sempre più legato al divino, inteso nell’accezione cristiana o in quella buddista (Io – divinità).

La sua profonda vena religiosa, nata nei primi anni dell’infanzia e acuita negli ultimi anni della sua vita, sono l’evidenza di una personalità eccentrica e sempre pronta a smentirsi e a ricercarsi continuamente. Una mania, potremmo ben dire, che lo portò alla disperazione.

Attraverso il buddismo e la filosofia indiana Kerouac scopre quei nuovi orizzonti spirituali che l’Occidente di li a pochi anni farà propri, come rimedio alla sua travolgente decadenza.

L’abnegazione e la rinuncia agli orpelli della vita lo spinsero a viaggiare, a cercare nella Strada il motivo della propria esistenza e la via verso la perfezione spirituale.

Ecco quindi il cammino intrapreso con il suo mentore, Neal Cassady (in “Sulla Strada” Dean Moriarty), alla volta di questa stella luminosa e irraggiungibile identificata nell’Illuminazione buddista e poi in Cristo.

Nel deserto e nelle lande desolate di un’America ancora selvaggia incontra Dio e si riconosce peccatore e piccolo di fronte alla Sua grandezza e bontà. E’ uno spirito di umiltà e di umiliazione che lo ha accompagnato fino alla sua morte, quando ormai corroso nel fisico e nella psiche, si allontanò da tutto e da tutti, in un costante dialogo tra Sé e Dio. Tra rinuncia al mondo e piena partecipazione, tra buddismo e cattolicesimo, Kerouac ha impostato tutta la sua vita intorno a questo binomio.

La Strada, questa presenza costante, fu il terreno di prova della sua persona, la sua maestra e una via sempre in salita verso l’Essere.

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