Il Vaticano censura Dario Fo. No allo spettacolo del Premio Nobel

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Nuovo veto per il premio nobel Dario Fo. Questa volta, ad essere osteggiato è il testo “In fuga dal Senato”, scritto dalla moglie Franca Rame, deceduta a maggio, nato dalla sua esperienza di senatrice. Lo spettacolo avrebbe dovuto aver luogo presso l’Auditorium della Conciliazione, ( di proprietà della Santa Sede) però, dopo un primo  parere positivo, è arrivato il no delle istituzioni religiose.

 

Ancora ostacoli per Dario Fo, il nobel italiano discusso, irriverente, criticato e osannato al contempo. Il problema nasce dalla volontà dell’autore e dei suoi collaboratori di portare in giro per i teatri italiani, il nuovo spettacolo basato sul testo della compagna di vita e di successi, Franca Rame, In fuga dal senato.

Come è noto, Franca Rame venne eletta senatrice nel 2006 tra le file dell’Italia dei Valori. Rassegnò le sofferte dimissioni nel 2008, disgustata dall’ambiente politico sordo, cieco e indifferente nei confronti dei cittadini. Il libro, pubblicato postumo, racconta la sua passione per l’impegno civile, aneddoti, personaggi, storie, le lotte, i pensieri, il lato buio dei giochi di potere e di interesse,  di quei 19  mesi trascorsi al Senato, con ironia e amarezza.

Per la tappa romana era stata chiesta la disponibilità dell’Auditorium della Conciliazione, ( di proprietà della Santa Sede). Nessun problema, apparentemente.

Fabrizio De Giovanni, da anni collaboratore dell’attore,  ha dichiarato che: “Il no allo spettacolo di Dario è arrivato dalla società I borghi che a sua volta l’ha ricevuto dall’ APSA (Amministrazione del Patrimonio della sede Apostolica). Quindi, direttamente dalla Santa Sede, che a quanto pare non gradisce questo spettacolo. Una posizione che non comprendo e su cui non abbiamo avuto chiarimenti”.

Il rammarico e la delusione sono stati espressi dallo stesso Fo in una lettera aperta: “ Iosono basito dalla superficialità e dalla mancanza di apertura mentale di questa Chiesa che è rimasta indietro rispetto a se stessa . E’ una posizione che non si comprende, un autogol tremendo, soprattutto con un papa come Francesco. E in un periodo di crisi del teatro rinunciare ad uno spettacolo che avrebbe fatto riempire la sala è una follia”.  Insomma, un gesto incomprensibile, dato che in quel teatro avevano recitato altre volte, con opere molto più rivoluzionarie e “irriverenti”, a partire dal Mistero Buffo. Il debutto avverrà a Genova, la settimana prossima. Ma cosa ha di strano quest’opera? Forse il suo focalizzarsi sulle violenze dimenticate dei miseri e i tragici sbarchi sulle nostre coste, dei clandestini. Il fuoco dell’indignazione e della ribellione pervadente Franca Rame e che ha accompagnato il suo percorso artistico.

Uno sbigottito e incredulo premio nobel si chiede :“Come può una Chiesa continuare con gli ostruzionismi daguerra freddache in Italia abbiamo subito nell’ultimo mezzo secolo, ancora con la censura e il divieto? E ciò significa buttare un’ombra lunga e grigia sullo splendore e la gioia che Papa Francesco ci sta regalando”.

Padre Federico Lombardi -direttore della sala stampa della Santa Sede- interpellato dall’Ansa ha così risposto alle accuse rivolte: “Nessuna autorità vaticana ne sapeva nulla, né alla Presidenza dell’Apsa, proprietaria dell’Auditorium, né in Segreteria di Stato, né ai Consigli della Cultura o delle Comunicazioni Sociali” . Prosegue poi: “Dopo queste uscite mediatiche, che cercano di mettere in mezzo il Vaticano e il Papa in modo non corretto e forse addirittura strumentale, penso proprio che sia meglio che lo spettacolo non si faccia all’Auditorium”.

Una vicenda che lascia l’amaro in bocca, dalla quale si dipana il manto della censura per artisti da sempre invisi agli organi politici, religiosi e televisione.

Una censura iniziata nel 1962, con una Canzonissima condotta dalla celebre coppia, a causa di uno sketch sulle morti bianche, il quale provocò il ritiro dalla conduzione,un’interrogazione parlamentare e l’espulsione dalla Rai. Tra volontà moralizzatrici e poteri democristiani, le loro opere, nonostante abbiano avuto il merito di sensibilizzare, divertire, istruire e dare lustro al Bel Paese, hanno trovato sempre poco spazio sui canali di informazione ufficiali, impedendo la libera diffusione della cultura e del pensiero.

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