I (falsi) protocolli del complotto

Protocolli-dei-Savi-Anziani-di-Sion

Per tutto il novecento i “Protocolli degli anziani Savi di Sion” furono considerati le prove più certe del complotto ebreo. Un’élite ebraica, in un cimitero giudaico praghese, avrebbe esplicitato i piani per la progressiva conquista del mondo. I “Protocolli” furono redatti come “verbale” dell’incontro segreto.

In Italia i “Protocolli degli anziani Savi di Sion” furono tradotti dal filosofo tradizionalista Julius Evola. Riproposti su diverse riviste legate al regime fascista, giustificarono le leggi razziali e le persecuzioni contro la comunità ebraica italiana. Un bagaglio ideologico che una parte dell’estrema destra e del neofascismo ancora conserva.

Nel resto dell’Europa i documenti sui “savi di Sion” furono un successo. In Francia, in Inghilterra, in Germania e in Nord Europa la loro diffusione fu capillare e si contano centinaia di ristampe, nel giro anche di pochi anni.

Dalla Russia zarista fino ai regimi teocratici in Medio Oriente i “Protocolli” hanno avuto ampia diffusione, dando prestigio e fondamento ai risentimenti antisemiti.

Sergio Romano non ha mai creduto alla veridicità di questi documenti. Attenendosi ad un’indagine storiografica e filologica precisa ci mostra le incongruenza e gli errori.

“I falsi protocolli: il complotto ebraico dalla Russia di Nicola II ai giorni nostri” è il frutto di questo arduo lavoro iniziato diversi anni prima la pubblicazione di questo saggio. Polemico, ma senza scendere nell’infondatezza delle sue tesi, svela i retroscena di un documento redatto nella Russia zarista e che ha finito per travalicare gli obiettivi originali.

E’ un viaggio affascinante che ci riporta indietro di un secolo, tra l’impero russo di Nicola II e la Francia della Belle Epoque, attraversando i due conflitti mondiali e arrivando fino ai giorni nostri. Ci mostra inoltre una galleria di personaggi, anche illustri (pensiamo al magnate americano Ford, che dette credibilità a questi testi), che confidarono nella veridicità di questi testi. Il mondo della cultura non fu sempre ostile a queste tesi.

I “Protocolli” furono un eccellente arma politica: Hitler stesso se ne servì per la sua retorica politica e per giustificare le leggi anti-giudaiche. Costituirono in sostanza la “licenza” per un genocidio.

Non solo il Fuher, ci racconta Romano, ma i sovietici ne fecero un uso improprio, perseguitando le comunità ebraiche russe onde giustificare le purghe di quadri ebrei del partito. E come non ricordare infine fatti più recenti legati alle vicende mediorientali dove i “Protocolli” ancora oggi sono un “best seller” dell’editoria.

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.