I comunisti mangiano i bambini. Storie di propaganda, di falsificazione e di lotta politica.

 stefano pivato i comunisti mangiano bambini

Cosa mangiano i comunisti quando hanno fame? I bambini. I comunisti rapiscono i bimbi e li cucinano per cibarsi delle tenere carni; i comunisti sono così cattivi che attentano alla purezza dei loro figli. Cosa si cela dietro questa “favola”?

 

“I comunisti mangiano i bambini” è l’accusa che spesso politici e intellettuali hanno rinfacciato alla sinistra. Senza badare alla sua presunta veridicità, dalla DC a Berlusconi i comunisti sono sempre stati dipinti come insaziabili carnivori.

Perché i bambini sono il piatto prelibato dei comunisti? Dietro questo mito, ci dice Stefano Pivato, autore de “I comunisti mangiano i bambini: storia di una leggenda”,  si nascondono decenni e decenni di lotte politiche. Il fanciullo è di solito la rappresentazione della purezza della Nazione o del Singolo individuo; i comunisti, essendo descritti nell’iconografia avversaria come diavoli o barbari, sono il male assoluto. Quindi il rischio che il Pci potesse prendere il potere era visto come un attentato alla salute pubblica, all’integrità della società civile. Il Fanciullo – Stato – Società viene  di conseguenza fagocitato dalle Guardie Rosse. Ecco perché sui primi manifesti della Democrazia Cristiana sono raffigurati bimbi minacciati da imponenti e maligni bolscevichi.

Questa immagine non nasconde solo una rappresentazione simbolica. Durante la carestia ucraina, sotto il terrore staliniano, milioni e milioni di uomini, donne e bambini perirono per indigenza. Stefano Pivato riporta i numerosi casi di cannibalismo: intere famiglie si cibavano dei loro morti o addirittura ignare vittime venivano rapite per scopi alimentari. Senza dimenticare delle verosimili bande di orfani che assalivano i passanti per mangiarli.

La propaganda bianca costruì su queste tristi vicende la leggenda secondo la quale il governo sovietico, nella sua infamia, avesse favorito se non promosso il consumo di carne umana. In realtà i sovietici punirono severamente atti del genere e ricorsero all’esercito per scovare e reprimere chi era dedito alla necrofagia.

Propaganda e odio politico trasformarono una catastrofe in un motto capace di suscitare timore verso i sovietici, i quali, rei di gravissime colpe, non ne avevano nessuna per quanto riguarda un costume barbaro e inumano.

Stefano Pivato ci aiuta a sfatare un’altra leggenda, tra le tante che circolano ancora oggi sul passato, che è stata capace di suscitare timore non solo in italia, ma in tutta Europa, e che viene quotidianamente ripresa per portare avanti la battaglia politica.

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