Fluo. Paura e delirio a Riccione.

fluo isa santacroce

Nel pieno revival culturale e sociale degli anni novanta, sentimentali verso quelle generazioni tanto speciali, non possiamo non leggere e apprezzare “Fluo. Storie di giovani a Riccione”. Una giovane Isabella Santacroce ci racconta la sua Riccione e quei giovani che, tra sesso, droga e alcool, si trascinano in un mondo che rifiutano, rinchiudendosi nella loro realtà psichedelica.

 

Si potrebbe pensare alla tipica generalizzazione che accomuna senza i dovuti distinguo. Tutti quelli che da ragazzi hanno vissuto gli anni novanta sono delinquenti? Isabella Santacroce non rischia e non cade in un errore troppo spesso fatto dai suoi colleghi, alle volte celebri firme del giornalismo e della letteratura. Leggendo Fluo ci inoltriamo in un ambito sociale che abbiamo conosciuto purtroppo dai fatti di cronaca: ragazzi morti per overdose o per incidenti stradali, risse, stupri…Parliamo di quella gioventù che i giornali hanno apostrofato ripescando un termine appartenente ad un passato non troppo remoto: “gioventù bruciata”. I riferimenti sono chiari ed immediati: ragazzi e ragazze, minorenni e maggiorenti, senza distinzioni, che vivono esperienze psichedeliche con pesanti dosi di stupefacenti, bevendo alcool e fumando qualche spinello; nichilisti, spesso romantici e poco inclini ad accettare la normalità degli adulti. Sono gli ultimi bohémien, trasgressivi nel vestire, nel parlare e nel relazionarsi con gli altri; sono spinti, spesso volgari, impastano il loro linguaggio con termini stranieri o con marchi commerciali. La loro identità si fonda sul gruppo e su quello che si consuma. Sono figli del consumismo e del materialismo di fine millennio.

Con realismo Santacroce ci descrive questi hipster sempre a caccia di emozioni forti, immuni dai sentimenti più semplici e amanti dell’eccesso. Starlet, la protagonista del monologo, racconta l’estate dei suoi diciotto anni, tra festini, discoteche e rifiuto della società. Il suo mondo sono i marchi dei grandi negozi d’abbigliamento, delle industrie discografiche e dei miti musicali degli anni novanta. Senza di essi probabilmente non sarebbe più Starlet. La sua persona è materiale e si riconosce solo ed esclusivamente in ciò che veste. Prova piacere nel sadismo sessuale e nell’opulenza.  

Fluo è il manifesto di questi ultimi bohemien, dissipatori e sognatori.

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