Fight Club: cult editoriale o romanzo generazionale?

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E’ diventato in pochi anni un cult cinematografico ed editoriale: Fight Club può essere a tutti gli effetti inserito tra i must della letteratura americana contemporanea. Un successo forse dovuto alla provocazione sociale e culturale lanciata da Chuck Palahniuk ai suoi lettori. Alla luce della sua fama, lo possiamo definire anche un romanzo generazionale? Presenta tutti gli ingredienti per rientrare in questa categoria?

 

“Prima regola del Fight Club: non si parla del Fight Club”

Parole a noi ben note, sentite al cinema e in televisione nella trasposizione filmica di David Fincher. Brad Pitt, che interpreta il guru Tyler Durden, elenca ai suoi “allievi” le regole fondamentali del gruppo clandestino di combattimento. Attraverso la lotta corpo a corpo, senza armi e senza trucchi, Tyler svela come potersi liberare dalle inibizioni e dal torpore psicologico. E’ un invito a combattere il materialismo e la gabbia sociale in cui si vive, tra consumismo e una tirannia tecnologica.

Fight Club di Chuck Palahniuk è un concentrato di adrenalina, tra visioni, delirio e contese senza fine. E’ il capovolgimento di una condizione esistenziale in cui si viene a trovare l’anonimo protagonista. Una situazione che lo porta a subire passivamente ogni cosa, senza mai interrogarsi sul presente né sforzarsi a reagire al suo status quo. Sfoga la sua angoscia nel comprare e nell’accumulare prodotti sempre diversi e inutili.

E’ lo specchio della nostra personalità, dedica al consumo, spesso frenetico, e all’abbondanza che ci intorpidisce e che non ci fa vivere con emozione. Tutto è relegato nel materiale e nel fuggevole, sensazioni piuttosto che sentimenti.

Non tutto è perduto. Una scossa può svegliarci dal sogno in cui siamo immersi, una scrollata che può venire dall’interno dell’anima….. Il senso della lotta e del pestaggio sta nel rompere con la monotonia e con la barriera che si è venuta a costruire intorno a noi. Ecco perché nasce il Fight Club. Reagire contro il mondo come lo conosciamo, contro il capitalismo sfrenato e contro tutti i prodotti di esso.

 

Palahniuk è riuscito a delineare quelle che sono le problematiche che affliggono l’umanità al giorno d’oggi. Consumismo sfrenato, disuguaglianza sociale, affarismo più becero e tutte le conseguenze psicologiche e fisiche che si ripercuotono sul nostro essere. Non è un vero e proprio invito alla rivoluzione né a qualche altro gesto concreto di sfida, ma è piuttosto un spinta a reagire culturalmente ad una cultura (scusate il gioco di parole!) che ci propina spazzatura nel nome del benessere e della felicità. Un intendo, quello dell’autore, di spingere al dubbio, un fattore che può mettere in crisi il sistema di vita attuale.

Al dì la di queste semplici considerazioni, ci si può interrogare se effettivamente Fight Club possa essere incluso tra i testi generazionali, ovvero quei libri che sono specchio di una generazione; oppure se sia un semplice caso editoriale.

Gli ingredienti ci sono e i pareri, pur discordanti, riconoscono nella maggior parte dei casi un suo valore non trascurabile. E’ ancora presto però per dare una risposta certa: vivendo questa fase storica, non abbiamo una visione generale della realtà. Siamo fortemente limitati nell’interpretare e nel conoscere. Toccherà ai posteri rispondere a questo quesito. 

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