Estate con l’arte: ecco alcune tra le più importanti mostre in giro per la penisola

manet venezia ritorno

Per chi, anche d’estate, voglia scoprire gli immensi patrimoni nazionali e nutrire la propria anima, tra sogno e realtà.

 

Manet. Ritorno a Venezia. È questo il titolo della rassegna a Palazzo Ducale, a sottolineare il riferimento costante dell’artista all’Italia, che poi raggiunse nel suo ultimo viaggio (da cui nacque Le Grand Canal à Venise). Manet viene celebrato come un grande innovatore, un rivoluzionario, colui che abolendo il chiaroscuro e le mezze tinte, creò la forma attraverso il colore. Nelle nove sezioni espositive, il visitatore può gustare un’ottantina di opere, fra documenti, disegni, dipinti. I rimandi all’Italia e ai suoi artisti è tangibile, così come il rapporto con le altre arti, provocando un’anarchia delle emozioni.

Il calabrese folgorato da Caravaggio. In occasione del quarto centenario della nascita, Venaria Reale dedica una mostra a Mattia Preti . Il cavaliere calabrese -nominato da papa Urbano VIII Cavaliere di Malta- da Catanzaro era giunto a Roma presso suo fratello Gregorio. Nella Città Eterna conosce il genio di Caravaggio al suo tramonto e ne viene rapito. L’arte del maestro diviene fonte di ispirazione, nonostante il declino del barocco e dei suoi tratti tipici. Per tale motivo Vittorio Sgarbi lo ha definito il più caravaggesco dei caravaggeschi. Un excursus tra una quarantina di opere, narra l’evolversi delle sue creazioni, messe a confronto con i suoi contemporanei e il suo venerato, indimenticato vate Caravaggio.

Perugino, Raffaello e Sassoferrato. A Perugia, presso il Nobile Collegio del Cambio, ( www.collegiodelcambio.it )il confronto fra tre autoritratti celebri. Il primo del 1504, compiuto dal giovane Raffaello, interagisce con il Ritratto del Perugino, attribuito al medesimo Raffaello e con l’autoritratto, attualissimo, di Giovan Battista Salvi detto il Sassoferrato. In quest’ultimo, lo sguardo dell’artista marchigiano appare sicuro, si rivolge direttamente allo spettatore, consapevole del suo ruolo sociale. La pittura sembra innalzarsi da techné, per divenire opera d’arte, sanzionando la centralità dell’artefice. Non è un caso se Raffaello nelle Stanze Vaticane si ritrarrà tra i filosofi, considerati suoi pari. Il Sassoferrato ,150 anni dopo, plasma un linguaggio asciutto, scevro da ogni orpello, ma autocelebrativo. Uomo di mondo degno di rispetto.

Marche, culla del barocco. Ad Ancona va in scena il Barocco, con la sua tavolozza di colori, sentimenti, passioni, rivalutando un’epoca spesso reputata troppo lontana dal nostro comune sentire. Da Pomarancio a Guidi Reni, da Guercino a Lanfranco, da Domenichino a Rubens, i grandi pittori del Barocco saldano il legame tra le Marche e Roma, in particolar modo la sua Curia. I dettami della Controriforma traspaiono dai dipinti, di chiara ispirazione religiosa, assurgendosi a filo conduttore di tele e realizzazioni teatralmente malinconiche, in grado di sedurre con nuove rappresentazioni del sacro e della vita.

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