Emis Killa in America, un flop pazzesco: ecco cosa è successo al rapper (?) italiano

killa ridicolo

Idolo in Italia, flop clamoroso negli States. Dove il rap è ben altra cosa rispetto alle canzonette nostrane. Ecco tutti i dettagli sulla figuraccia di Emis Killa nella patria delle rime incazzate.

 

Dai noi, quando lo vedono, le ragazzine si strappano i capelli, piangono come le loro nonne di fronte ai Beatles, intasano i centri commerciali e i discount dove il baldo giovane va presentando i suoi lavori, come l’ultimo album «Mercurio»: parliamo di Emis Killa, al secolo Emiliano Giambelli, fresca punta di diamante della cosiddetta nuova “onda” del rap italiano, quella dei Fabri Fibra e dei Marracash . Ma un conto è sfondare alle nostre latitudini, un altro è provarci dall’altra parte dell’Oceano.

CON SUPERMARIO – Andiamo con ordine:Emis è uno che, a San Siro, si vede in tribuna con Balotelli e, in giro, con tante belle signore. A testimonianza ulteriore del fatto che l’hip hop, da noi, ha abbandonato le nicchie degli appassionati per entrare di diritto nel glamorous nazionalpopolare (vedi la celebre liaison Nicole Minetti-Gue Pequeno dei Club Dogo). Alla fine però, tolti sberluccichii e ammenicoli, il rap è l’arte di cantare in rima, cercando di dire delle cose più o meno sensate. E questo linguaggio rivoluzionario (perché ha rivoluzionato la musica degli ultimi trent’anni) l’hanno inventato gli afroamericani.

AI BET AWARDS – Bene, succede dunque che, qualche giorno fa, Emis Killa viene invitato ai Bet Awards, i premi della tv dei neri d’America che consacrano i migliori talenti dell’hip-hop mondiale: insomma, il Maracanà per un calciatore o gli Academy Awards per un attore. Emis presenta un estratto da Mercurio, un pezzetto del singolo «Wow», su una base che gli mette a disposizione Premier, probabilmente il dj più famoso della scena d’America, avendo lavorato con tutti i più grandi(da Jay-Z a The Notorious B.I.G.).

«TORNATENE IN ITALIA» – Emis dice dunque la sua per un trentina di secondi. Finita l’esibizione, come trapela dall’entourage del ragazzo, arrivano i complimenti di alcuni produttori americani e dello stesso deejay . Tutto bene, fin qui. Ma a guastare la festa irrompono le pagelle di Ed Lover, personaggio molto noto nell’ambito, praticamente colui che sdoganò l’hip-hop su Mtv Usa venticinque anni orsono.

Ebbene, Ed è implacabile, pur ricorrendo a qualche stereotipo: «Non ci siamo figliolo. Hanno messo i sottotitoli e, leggendo i sottotitoli, la metà di quello che hai detto non era in rima secondo me, e non era nemmeno granché. Tornatene in Italia con queste cazz…. Vai a mangiare degli spaghetti, delle lasagne, della pasta… Forse quelle cazz… che hai detto piacciono in Italia, ma qui…» .

FAN CONTRO PURISTI – Una bocciatura senza se e senza ma, che rimbalza subito sui blog italiani dedicati alla scena (Rapfails, ecc). E poi sui social con insulti contrapposti, tra le fan ortodosse che lo difendono a spada tratta e i puristi della prima ora che cavalcano( e sposano immediatamente) la lapidaria sentenza di Ed Lover.

Bene, perché vi facciate un giudizio anche voi, eccovi un estratto del singolo di Emis: «Seee/oggi usciamo insieme, baby fai wow/Ti porto sulla luna/saluta il mondo/ fai ciao/Fai le fusa/ fai miao. Ti porto da Chanel/ ti stacco 5 stelle /e le appendo in questo hotel». Basta per conquistare il Maracanà? Per Emis sì, interpellato il ragazzo è arrabbiatissimo.

EMIS: «OPERAZIONE A TAVOLINO CONTRO DI ME» «Questa operazione di screditamento nei miei confronti è stata fatta a tavolino dagli haters» dice il rapper. Gli haters, per chi non lo sapesse, gli odiatori di professione in rete, secondo il gergo.

«Non vedevano l’ora di denigrarmi: hanno trovato Ed Lover, uno che oggi non conta più niente, famoso per aver fatto due cose in croce, per scatenarmelo addosso. Io in America ho ricevuto solo complimenti. E, soprattutto, chi mi critica non sa nemmeno chi è Ed Lover».

Certo Emis riconosce di non aver scelto magari il brano più felice: «Non potevo cantare in inglese, perché non mi sentivo sicuro. E il mio pezzo parlava di club e di ragazze: magari in quel contesto underground, quale è quello dei Bet, potevo portare un’altra canzone» Ma ricorda a tutti di essere stato «campione italiano di freestyle, l’arte di improvvisare in rima, a 17 anni. La smettessero».

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