Bobby Sands e la tragedia dell’Irlanda del Nord.

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Bobby Sands preferì morire piuttosto che vivere in una nazione ostile e oppressiva; ha scelto di soffrire per difendere e liberare la sua Irlanda dall’occupazione inglese. “Un giorno della mia vita” è il diario della sua prigionia, uno spaccato della sua esistenza, del carcere e della sua tragica morte.

 

A soli ventisette anni Bobby Sands sacrificò la vita per la sua Irlanda. Era il 5 maggio 1981 quando il giovane indipendentista irlandese morì dopo uno sciopero della fame durato ben tre mesi. Il suo fu un gesto estremo per ribadire la sua opposizione al governo inglese e ad una prigionia disumana. Nel carcere di Long Kesh, dove fu rinchiuso con altri militanti dell’IRA, subì la violenza e la crudeltà dei carcerieri lealisti. Rivisse quei contrasti tra irlandesi protestanti e cattolici che lo avevano spinto ad aderire all’IRA e a combattere per un’Irlanda libera e unita. Da una parte c’erano i lealisti anglicani, fedeli alla corona inglese, dall’altra i cattolici, oppressi e ferventi indipendentisti.

“Un giorno della mia vita” è il racconto di questi mesi di sofferenza e di reclusione. Bobby ci racconta la sua vita a Long Kesh, le ragioni e gli ideali che lo hanno spinto a combattere per l’Irlanda libera. E’ un grido di orgoglio, ma allo stesso tempo una dichiarazione di dolore. Nonostante le difficoltà la resa è una scelta lontana e il suo patriottismo prevale su qualsiasi sentimento di angoscia.

Emerge una personalità genuina e umana, votata al sacrificio e alla fratellanza: verso i suoi aguzzini non prova odio, ma addirittura pietà.

Bobby Sands è diventato un icona per quei movimenti di liberazione che scuotono ancora oggi il pianeta; è la testimonianza di un popolo orgoglioso che non si è mai arreso.

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