Arancia Meccanica e l’eterna lotta tra bene e male. Il libero arbitrio e l’agire umano

arancia meccanica una sfida tra bene e male

E’ conosciuto esclusivamente come il film dei Drughi e della violenza gratuita, del Latte Più e del sesso. E’ entrato nella storia della cimatografia per essere un inno all’anarchia e all’esaltazione dello spirito ribelle del giovane audace e scaltro. Anthony Burgess ci ha in realtà posti di fronte a interrogativi che definiremmo “esistenziali”: il libero arbitrio, l’agire, il bene e il male.

 

I quattro Drughi camminano per strada senza ostacoli e senza temere nemici di alcun genere. Anzi sono loro che incutono terrore ai passanti e alle bande rivali. Gli stupri, le rapine e i pestaggi si susseguono a momenti di rilassatezza mentre si beve il Latte Più, una bevanta al latte corretto con mescalina, e si ascolta Beethoven che tanto piace ad Alex, il capobanda; senza indugi riprendono gli atti criminosi, eccitati dai narcotici e dalla musica. I bassifondi proletari sono le loro riserve di caccia, nulla li può sfuggire.

C’è chi ha voluto vedere in Arancia Meccanica una messa in scena della violenza cittadina, dovuta alla povertà crescente e al consumo di droga. Un’interpretazione fin troppo semplicistica, fatta basandosi su elementi superficiali: sesso, stupefacenti, povertà, ghetto (?). Una lettura sovversiva che è piaciuta a radicali di varia estrazione sociale e politica.

La trasposizione filmica di Stanley Kubrick confonde non poco le idee. Per esigenze tecniche o per dare maggiore effetto scenico il regista ha preferito rendere il film un clou crescente di violenza e una visione negativa dell’animo umano. Il giovane Alex è e sarà sempre un malvagio, senza via d’uscita.

Rimaniamo interdetti leggendo il romanzo. Il discorso infatti cambia del tutto e possiamo finalmente e serenamente comprendere il senso ultimo di Arancia Meccanica. Messo da parte l’effeto cinematografico, abbiamo davanti una storia che pone interrogativi sull’essere, sul suo senso e sul suo agire.

Alex è dedito al crimine, la società lo vuole correggere, ma lui, “guarito”, decide di ribellarsi facendo di nuovo del male. Accade però un fatto strano e poco “scenico”: Alex ad un certo punto cambia, sente che ha fatto danni e ha ferito amici e familiari. Cresce e matura un nuovo approcio verso il mondo e se stesso. Comprende che può SCEGLIERE. Il destino non è crudele come sembra: ha di fronte a se un bivio; essere un teppista o essere un uomo normale in tutto e per tutto.

Conosce cos’è il libero arbitrio, una prerogativa esclusivamente umana. Ha scelto il male, ha provato cos’è e ne ha provato ad un certo punto disgusto. Di conseguenza ha scoperto altre possibilità e ha fatto la sua scelta (una decisione poco sensazionale per il cinema, a quanto pare).

L’agire è di conseguenza un prodotto di meccanismi interni dettati dalla strada che la persona e il personaggio, in questo caso, imboccano.
Un vecchio motto dice: “homo faber fortunae suae”, l’uomo è l’artefice del proprio destino. Una frase vera e frutto dell’antica saggezza.
Arancia Meccanica si interroga sull’uomo di fronte alla sorte, ad una miriade di possibilità: ogni percorso implica una conseguenza, nel bene o nel male.

Anche noi ci troviamo spesso di fronte a questo interrogativo: bene o male, cosa scegliamo?

 

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