Abbiamo radici culturali e spirituali comuni?

Le radici dell'Europa

Le radici dell’Europa

Gli europei sono sempre più smarriti. Chi sono? Cosa significa essere un “uomo europeo”? L’Unione Europea vuole incarnare quell’unità continentale e culturale che la crisi odierna nega sempre di più. Questo progetto d’unità politica tuttavia sta mostrando tutta la sua fallacia, incapace di tenere insieme nazioni e culture spesso lontane e conflittuali. Oggi, come nel passato, ci si chiede se effettivamente esistano delle radici culturali e spirituali comuni.

Abbiamo radici culturali e spirituali in comune? Si può parlare di un comune denominatore che superi le singole particolarità? E’ questa una sfida che la storiografia da decenni affronta con serietà scientifica. E’ assodata l’esistenza di una tradizione comune che si è consolidata nei secoli. Un patrimonio umano che ha avvicinato genti e culture in origini differenti e in perenne conflitto.

Eppure oggi non tutti sono d’accordo nel parlare di radici e della loro pluralità. C’è chi annovera le origini indoeuropee o greche o cristiane, “dimenticandosi” (troppo spesso) di ricordare l’eterogeneità dello spirito europeo e delle singole realtà nazionali. Troppo spesso l’ideologia travia la ricerca storica che risulta incapace di comprendere la complessità del suo oggetto di studio.

Giovanni Reale, noto storico della filosofia antica, ha ben chiaro il problema storiografico e cerca, anche per i suoi lettori, di chiarire i punti dibattuti. “Le radici culturali e spirituali dell’Europa: per la rinascita dell’uomo europeo” è un saggio agevole e utile per sciogliere la matassa problematica intorno al problema dell’anima europea.

Esiste una cultura europea, afferma, così come un “uomo europeo”, un soggetto unico e diverso dai suoi simili nel resto del mondo. Ha la peculiarità, cioè quello di essere erede di una storia plurimillenaria, durante la quale si sono condensate culture e religioni differenti. E’ l’erede di una società plurima e molto complessa. E’ questa per Reale la sua vera preziosità.

Ed è proprio questa ricchezza che può salvare “l’uomo europeo” da un anonimato soffocante e tecnicistico. Riscoprendo la sua eredità l’Europa può sperare nell’unità.

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