Sanatoria Equitalia 2014: come farla, quanto si risparmia e a chi conviene. Ecco tutti i dettagli

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Se stai cercando di capire come fare la sanatoria Equitalia 2014, quanto puoi risparmiare e se ti convenga o meno ecco tutti i dettagli, riportati dall’Huffingtonpost, da conoscere per decidere nel migliore dei modi.

 

C’è tempo fino al 31 marzo per aderire alla cosiddetta mini sanatoria di Equitalia. Il decreto legge del 6 marzo, conosciuto come “Salva Roma”, ha infatti prorogato la scadenza inizialmente fissata il 28 febbraio. L’operazione è stata salutata dall’agente di riscossione con entusiasmo. “Sono circa 75mila i contribuenti che vi hanno aderito, per un importo complessivo che sfiora i 300 milioni di euro”: si leggeva nel comunicato stampa del 7 marzo scorso. Ma quanto si risparmia davvero scegliendo questa strada, e a chi conviene optare per l’agevolazione rinunciando alla rateizzazione?

Prima di tutto una precisazione. La minisanatoria prevede la possibilità di pagare in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati a Equitalia entro il 31 ottobre 2013. Tutto il resto, quindi le spese sostenute dall’agente si riscossione, l’aggio e le sanzioni – queste ultime in particolare sono le voci che fanno lievitare la cartella – restano a carico del cittadino. La definizione agevolata riguarda inoltre le imposte e le tasse dovute alle Agenzie Fiscali, (come l’Agenzia delle Entrate, del Demanio o del Territorio); gli uffici statali quali Ministeri e Prefetture; e gli Enti locali. Dunque rientrano nella sanatoria le multe stradali e il bollo auto, ad esempio. Ma non i debiti degli enti previdenziali, come Inps ed Inail.

Vediamo allora con alcuni esempi concreti, realizzati dall’avvocato Alessandro Bottura dell’ufficio legale di Federcontribuenti, quanto convenga davvero ricorrere alla sanatoria. Prendiamo una cartella esattoriale per un’imposta Irpef dovuta per l’anno 2005, notificata il 27 aprile 2011. L’imposta è di 1.189 euro, gli interessi per la ritardata iscrizione a ruolo 179,81 euro, la sanzione di 1.189 euro. Se il cittadino non aderisce alla sanatoria, pagherà in tutto 2.557,81; mentre se decide di pagare in un’unica soluzione, verserà 2.378 euro. Per un risparmio di 179,81 euro. Senza pagare, allo stesso tempo, gli interessi che verranno conteggiati dal 2011 (data della notifica) all’effettivo pagamento.

Analizziamo ora un secondo caso: il mancato pagamento del canone Rai di una ditta nel 2000, notificato nel febbraio del 2001. Ai 566,47 euro iniziali si sommano anche in questo caso gli interessi di mora, il diritto di notifica, l’aggio e le sanzioni. Per una spesa totale che cresce fino a 1.782,53 euro. In questo caso gli interessi – che corrispondono alla cifra risparmiata – sono di circa 849 euro.

La conclusione a cui arriva Federcontribuenti è dunque chiara: al di là dell’importo da saldare, conviene aderire alla sanatoria se il debito è molto vecchio e quindi ha maturato molti interessi. Nel secondo caso, infatti, per un debito che risale al 2000, si risparmia quasi il 50%. Mentre nel primo appena 179 euro su un totale di 2.557, che è meno del 10%. Conviene dunque optare per la rateizzazione se il cittadino ha difficoltà nel pagare e se il debito è recente, tenuto conto che “lo sconto” della sanatoria riguarda solo gli interessi e non le sanzioni.

“La sanatoria di Equitalia – spiegano dal Centro Studi Anticrisi di Federcontribuenti – è sicuramente un aiuto per i cittadini, ma in un periodo di crisi come quello attuale di poteva fare di più”. “Invece di saldare il debito in un’unica soluzione, si poteva infatti concedere la possibilità di pagare almeno in due e tre rate. Così come si poteva agire sulle sanzioni tributarie e l’aggio dichiarandoli almeno in parte non dovuti, e favorire così la liquidità in imprese e famiglie. Inoltre si poteva intervenire sulla procedura che vede notificare a distanza di anni le cartelle esattoriali, lasciando che gli interessi di mora triplichino l’originario importo del debito”.

“Le rateizzazione concesse sono sempre meno – sottolinea il presidente dell’associazione Marco Paccagnella – preferendo il pignoramento dei beni che, alla fine, ben poco portano alle casse dello Stato. Se i pagamenti fossero studiati in base alla reale possibilità contributiva del cittadino, invece, il recuperato sarebbe superiore all’attuale di ben 40 punti percentuali con grande respiro per tutti quanti, compresa la continua caccia alle coperture finanziarie”.

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