Cosa fare se il datore di lavoro non ha inserito gli 80 euro in busta paga

Cosa fare se il datore di lavoro non ha inserito gli 80 euro in busta paga

Cosa fare se il datore di lavoro non ha inserito gli 80 euro in busta paga? Alcuni fanno i furbetti, altri non conoscono la legge. Che è chiarissima, come scrive Fanpage: il datore di lavoro è tenuto ad erogare il bonus di 80 euro, il credito Irpef del D. L. n. 66 del 2014 in via automatica e partire dalla busta paga di maggio 2014, sulla base del reddito presunto del lavoratore.

 

A partire dal mese di maggio 2014 nelle buste paga dei lavoratori viene erogato il bonus di 80 euro mensili di Renzi, il credito Irpef di 640 euro che è stato aggiunto nell’art. 13 del TUIR. L’erogazione dipende da alcune condizioni di spettanza. Per alcuni lavoratori dipendenti, pur essendoci dei requisiti, ne possono mancare degli altri e quindi il datore di lavoro potrebbe non aver pagato il bonus di 80 euro nella busta paga di maggio o nei mesi successivi. Approfondiamo le possibili motivazioni o segnaliamo i possibili errori nel calcolo e cosa può fare il lavoratore per avere il bonus attraverso una comunicazione.

Se il bonus di 80 euro è mancante, se non è stato inserito in busta paga, una motivazione c’è sicuramente. Aldilà dell’errore o dimenticanza del datore di lavoro, che pure può capitare, le ragioni sono da ricercare in alcune situazioni che possono essersi verificate. La spiegazione del mancato inserimento del bonus in busta paga va ricercata in due risposte:

nell’errore nell’elaborazione del cedolino (poco probabile, visto che i programma paghe sono stati impostati appositamente);

oppure nell’assenza in capo al lavoratore dei requisiti per i quali si ha diritto al bonus di 80 euro (molto più probabilmente).

 Il lavoratore deve comunque sapere che il datore di lavoro è obbligato ad erogare il bonus in via automatica, ossia senza attendere comunicazioni da parte del lavoratore, che in alcuni casi ai fini del corretto calcolo del bonus sono di fatto obbligatorie.

I datori di lavoro, in qualità di sostituti d’imposta, come precisato dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 8/E del 28 aprile 2014, “al ricorrere delle condizioni previste dal comma 1-bisdell’art. 13 del TUIR, sono tenuti a riconoscere il credito “in via automatica”. Ciò comporta che i sostituti d’imposta, che erogano le tipologie di redditi che conferiscono ai beneficiari il diritto al credito, devono riconoscere il credito spettante, in aggiunta alle retribuzioni erogate, senza attendere alcuna richiesta esplicita da parte dei beneficiari”.

L’assenza dei requisiti per il diritto al bonus si verifica in questi casi:

Il reddito presunto del lavoratore supera i 26.000 euroannuali nel 2014;

Il reddito non rientra tra quelli agevolati, ossia non è un reddito indicato agli art. 49 (con esclusione di quelli indicati nel comma 2, lettera a), ossia i redditi da pensione) e 50, comma 1, lettera a), b), c), c-bis), d), h-bis) e l) del TUIR. Per maggiori informazioni vediamo i redditi per i quali il bonus spetta;

L’imposta lorda non supera la detrazione per lavoro dipendente di cui al comma 1 dell’art. 13 del TUIR, ossia si è incapienti. Per maggiori informazioni vediamo le faq sul bonus di 80 euro.

Se negli ultimi due casi è praticamente certo che il diritto al bonus non sussiste, nel primo caso, quello del possibile superamento dei 26.000 euro, può essere più incerta la correttezza del comportamento datoriale nel non inserire in busta paga il bonus.

La circolare n. 8/E del 28 aprile 2014 dell’Agenzia delle Entrate nel disciplinare “le modalità di determinazione del credito” dice: “I sostituti di imposta (sarebbero di datori di lavoro) devono determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei dati reddituali a loro disposizione. In particolare, i sostituti d’imposta devono effettuare le verifiche di spettanza del credito e del relativo importo in base al reddito previsionale e alle detrazioni riferiti alle somme e valori che il sostituto corrisponderà durante l’anno, nonché in base ai dati di cui i sostituti d’imposta entrano in possesso, ad esempio, per effetto di comunicazioni da parte del lavoratore, relative ai redditi rivenienti da altri rapporti di lavoro intercorsi nell’anno 2014”.

Il reddito al quale deve riferirsi il datore di lavoro per verificare le condizioni di spettanza quindi non è quello indicato nel CUD 2014, al punto 1 della parte B – dati fiscali a pagina 1 (per maggiori informazioni vediamo leggere il modello CUD 2014) ossia il reddito del lavoratore dell’anno 2013, ma occorre proiettare le retribuzioni erogate nella prima parte del 2014 per tutto l’anno.

I casi che possono verificarsi sono molteplici, ma il caso più comunque è quello del lavoratore che nell’anno 2013 ha avuto un reddito superiore rispetto a quello del 2014 perché ha reso delle prestazioni di lavoro straordinario. Ore di lavoro in più, e maggiorazioni sullo stipendio, che nel 2014 non è in programma di effettuare. In questo caso il reddito presunto 2014 è più basso del reddito imponibile certificato nel CUD 2014.

Si tratta comunque di un reddito presunto (quello calcolato dal datore di lavoro), e quindi il lavoratore che ha interesse ad incassare il bonus, nonostante vi sia incertezza sull’effettiva spettanza in misura piena (o anche parziale, si pensi al superamento o meno dei 24.000 euro lordi di reddito ma non dei 26.000 euro), può effettuare una comunicazione al datore di lavoro nella quale richiede esplicitamente l’erogazione del bonus, assumendosi le responsabilità dell’erogazione, con facoltà di ricalcolo delle stesso nel conguaglio fiscale di fine anno (sempre ad opera del datore di lavoro), o successivamente in sede di presentazione della dichiarazione dei redditi, modello 730 2015 o Unico PF 2015 (in questo caso ad opera del lavoratore contribuente). Si ricorda che il bonus è un credito Irpef inserito nel TUIR e quindi nel calcolo dell’imposta Irpef, l’unico responsabile di fronte al Fisco è il lavoratore, se ha incassato un bonus non spettante.

Un altro caso è quello dei contribuenti senza sostituto d’imposta (es. il datore di lavoro nel lavoro domestico, quindi i lavoratori come colf e badanti). Per questi lavoratori la circolare n. 8/E precisa: “I soggetti titolari nel corso dell’anno 2014 di redditi di lavoro dipendente e dei redditi assimilati indicati nell’art. 1-bisdell’art. 13 del TUIR, le cui remunerazioni sono erogate da un soggetto che non è sostituto di imposta, tenuto al riconoscimento del credito in via automatica, possono richiedere il credito nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta 2014, secondo modalità che saranno specificate nei modelli delle dichiarazioni dei redditi, e, conseguentemente, utilizzarlo in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ovvero richiederlo a rimborso”.

Parziale erogazione del bonus: si può recuperare con il 730/2015. Sempre la circolare: “La possibilità di richiedere il credito nella dichiarazione dei redditi si applica anche ai contribuenti per i quali il credito Irpef, spettante per l’anno d’imposta 2014, non sia stato riconosciuto, in tutto o in parte, dai sostituti d’imposta di cui agli articoli 23 e 29 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, ad esempio perché relativo a un rapporto di lavoro cessato prima del mese di maggio”.

Meno di 80 euro in busta paga: quando accade

In alcune buste paga il bonus spettante è inferiore a 80 euro mensili (e quindi 640 euro totali). Questa situazione capita quando il periodo di lavoro nell’anno 2014 non è di 12 mesi. Esempio: un lavoratore che è stato assunto nel corso dell’anno.

La circolare n. 8/E del 28 aprile 2014: “Per espressa previsione del comma 2 dell’articolo 1 del decreto, il credito “è rapportato al periodo di lavoro nell’anno”. Per tale ragione, ove ricorrano i presupposti per fruirne, il credito di euro 640, o il minore importo spettante per effetto della riduzione prevista per i titolari di reddito complessivo superiore a euro 24.000 ma non a euro 26.000, deve essere rapportato in relazione alla durata, eventualmente inferiore all’anno, del rapporto di lavoro, considerando il numero di giorni lavorati nell’anno. Al riguardo si precisa che il calcolo del periodo di lavoro nell’anno 2014 va effettuato tenendo conto delle ordinarie regole applicabili a ciascuna tipologia di reddito beneficiaria, non prevedendo il decreto delle deroghe a tal riguardo”.

Esempio: un lavoratore assunto il 1 aprile 2014 a tempo indeterminato avrà diritto, se avrà un reddito inferiore a 24.000 euro avrà diritto a 640 euro diviso 365 per 275 giorni, ossia 482 euro circa di bonus e quindi negli 8 mesi gli viene erogato mediamente 60 euro.

Un altro caso in cui si riceve meno di 80 euro è quando il reddito presunto calcolato dal datore di lavoro è di 25.000 euro, ossia in quella fascia che va da 24.000 a 26.000. Il sistema di calcolo del bonus, prendendo ad esempio i 25.000 euro di reddito, prevede che il bonus spettante è di 320 euro da dividere in 8 mesi.

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