Canone Rai, spunta l’ipotesi rimborso: ecco in quali casi si può chiedere ed ottenere

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Federconsumatori e Adusbef stanno lavorando, insieme ai sindacati, per diffidare il Ministero dello Sviluppo Economico contro i tagli indiscriminati alla Rai e paventano l’ipotesi di rimborso del canone: ecco chi e come potrà chiederlo.

 

Il punto centrale della faccenda è semplice: il canone è una tassa cosiddetta “di scopo”, cioè dovrebbe servire a migliorare il servizio pubblico televisivo per offrire ai telespettatori programmi più qualificati, educativi e interessanti. Ad esempio: regalare “Gomorra – La Serie” a Sky, nonostante il canone pagato dai cittadini per avere programmi di alto livello, è stato uno scivolone su cui è stata persino aperta un’indagine interna.

Il Governo Renzi è finito nel mirino delle associazioni dei consumatori perché vorrebbe mettere le mani su quei 150 milioni provenienti proprio dal canone e, quindi, tagliarne gli introiti: così si peggiora la tv pubblica in favore di quelle private (un aiutino all’amico Silvio?) e non si raggiunge l’obiettivo di razionamento della spesa che è giusto applicare negli uffici di Viale Mazzini.

Ecco il comunicato integrale diramato da Federconsumatori e Adusbef.

Siamo preoccupati per gli effetti che il recente decreto governativo rischia di produrre sui contenuti del servizio pubblico radiotelevisivo”. Lo affermano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti nazionali delle associazioni Federconsumatori e Adusbef, che ieri hanno inviato, unitamente ai sindacati CGIL e UIL del settore delle telecomunicazioni, una diffida al ministero dello sviluppo economico affinché vengano messe in campo le iniziative necessarie a scongiurare ipotesi di ridimensionamento e di depotenziamento del servizio.

Federconsumatori e Adusbef che già avevano chiesto al governo l’apertura di un confronto con le associazioni rappresentative degli interessi dei cittadini e con i sindacati dei lavoratori e dei giornalisti, chiedono che il necessario contenimento dei costi di gestione della Rai sia perseguito non con misure estemporanee, ma attraverso il varo di un serio piano industriale (se necessario, anticipando anche il contratto di servizio rispetto alla scadenza programmata del 2016).

Vanno altresì eliminati sprechi, sovrapposizioni, privilegi, consulenze improduttive, emolumenti vertiginosi di ogni genere spesso derivanti da condizionamenti politici sia centrali che periferici. “Il taglio di 150 milioni sugli introiti del canone –dicono ancora Trefiletti e Lannutti – è una misura impraticabile. Un’imposta di scopo non può essere utilizzata per ragioni diverse da quelle per cui è pagata dai cittadini. Ogni taglio al canone che il governo dovesse decidere di operare dovrebbe avere come conseguenza –se non si vuole compiere un vero e proprio arbitrio nei confronti dei cittadini onesti- il proporzionale rimborso della somma pagata dagli utenti”.

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