Sesso online? Sfatiamo le 7 bufale più clamorose

Sesso online

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Quando si parla di sesso – e in particolare di sesso online – se ne sentono di tutti i colori. Ecco le 7 bufale più clamorose.

Sette anni fa – era l’agosto del 2006 – nasceva Youporn. Uno dei primi siti a proporre materiale pornografico gratuito. Migliaia di video – anche amatoriali – alla portata di tutti, senza obbligo di registrazione. Unica condizione richiesta: la maggiore età. Il suo successo – è divenuto in breve tempo uno dei 100 siti più cliccati al mondo – ha generato una miriade di portali identici per contenuto, moltiplicando a dismisura l’offerta di filmati hard gratuiti in rete. I numeri del porno on line sono da capogiro. Basti pensare che le visualizzazioni totali di YouPorn e un’altra pagina simile, quella di xHamster, sono state, dal 2006 alla fine del 2012, più di 90 miliardi. Cifre come questa creano spesso allarmismo: la fruizione eccessiva di porno on line porta a una dipendenza, dicono le ricerche, e dunque a un conseguente peggioramento delle relazioni affettive nella vita reale. Già, ma di quali ricerche stiamo parlando?

Secondo Emmanuele A. Jannini, Coordinatore del Corso di Laurea – Indirizzo Psicologia della Devianza e Sessuologia – dell’Università degli Studi dell’Aquila, bisogna fare molta attenzione a ciò che si legge e soprattutto si pubblica in rete in materia di sesso. “Nessuno può dire con certezza se, dalla nascita di YouPorn, la vita sessuale degli italiani – o di qualsiasi altro popolo – sia effettivamente peggiorata. Tutte le ricerche che leggiamo sui giornali o sui siti di informazione sono in italiano. E già questo è un indizio che ci dice molto. Affinché una ricerca sia credibile deve essere sottoposta al giudizio della comunità scientifica e pubblicata su una rivista scientifica internazionale. Tutto ciò richiede come minimo l’utilizzo della lingua inglese”.

1. È impossibile, dunque, affermare che il consumo eccessivo di materiale pornografico online possa contribuire a un effettivo calo del desiderio?

Credo che non ci siano numeri e modalità per dimostrarlo. E che, anzi, la storia ci insegna tutt’altro: Dal 1910 agli anni ’90 l’età in cui compare il menarca è scesa dai 16 ai 12 anni. Un fenomeno attribuito alla diffusione dell’alimentazione proteica e alla precoce maturazione dell’apparato ormonale dei ragazzi, determinata dal crescente numero di stimoli sessuali a cui sono sottoposti. Questo dato ci dice che, con più sesso in giro, c’è un aumento del “desiderio”, non un calo.

2. Perché allora il web è pieno di ricerche che sostiene il contrario?

Ci sono psicologi e organizzazioni che spesso lavorano per contribuire alla “malattia”, perché vivono di questo. Bisogna saper riconoscere l’interesse privato travestito da ricerca scientifica. La prassi è sempre la stessa: “Making the disease”, vale a dire la creazione di un allarme ad hoc – attraverso ricerche non valutate dalla comunità scientifica – per attirare l’attenzione sulla propria organizzazione. La sessualità umana è basata sullo stimolo. Freud pensava che il sesso fosse come la fame, fosse cioè generato da una mancanza. E su questo si basano i presunti ricercatori delle ricerche di cui abbiamo parlato in precedenza: inappetenza sessuale dovuta a un eccesso. Freud era un genio assoluto ma su questo ha sbagliato. Tutto gira invece intorno agli stimoli, che generano il desiderio sessuale.

3. Quindi i “malati” di pornografia online non esistono.

Se una persona può accedere al sesso reale ma preferisce volutamente quello virtuale allora si parla di condizione patologica. Ma il marito che preferisce Internet alla moglie è malato? Proprio sano non è, ma chi è “malata”, in questo caso, è soprattutto la coppia. Il porno on line, al contrario, può essere addirittura terapeutico: si pensi alle persone disabili, con gravi menomazioni fisiche, che non hanno accesso normalmente al sesso. Per il loro il web è una risorsa, non siamo ipocriti.

4. E le perversioni? La rete può favorirle? 

Il porno non genera “mostri”, ma i mostri possono esserci: se io sono un mostro oggi posso accedere con facilità che non ha eguali nella storia a materiale pornografico in rete. La pedofilia, per esempio, non è generata da Internet: questo lo afferma solitamente chi cerca da tempo una scusa per creare un controllo della Rete. La vera devianza, questo possiamo affermarlo con certezza, deriva dalla repressione. Da culture e religioni bacchettone. Queste sono il vero pericolo, non il web.

5. Parliamo di sexting (l’invio attraverso smartphone o altri device di messagi sessualmente espliciti, ndr): anche qui, soprattutto in riferimento ai giovani, c’è un allarmismo infondato? 

Stendhal nel suo trattato sull’amore dice: “Ci si innamora per un motivo: la possibilità”. Io prendo in prestito la sua farse e la adatto a un discorso meno romantico, per indicare ovviamente una possibilità sessuale. Sexting, chat e social network agevolano comportamenti non impegnativi da un punto di vista relazionale. Trattasi tra l’altro di comportamenti episodici, non quotidiani. Chi legge i giornali può pensare che tutti facciano questo dalla mattina alla sera e invece garantisco che non è così. La gente continua a fare l’amore normalmente, magari con più facilità.

6. Quanto può incidere sui giovani l’esibizionismo sessuale onnipresente in rete, a cominciare dai videoclip di popstar molto amate in cui sono chiari e molteplici i riferimenti sessuali?

Io mi auguro che incida molto. Mi spiego: io vengo dal territorio della malattia, da chi vede i mostri generati dalla repressione. A me, come medico e sessuologo, non interessa se qualcuno è esibizionista. Io so che fa male una repressione sessuale. Internet sta rendendo la società meno sessuata: la ragazzina può assumere dei comportamenti che fino a qualche tempo fa erano prettamente maschili. Oggi sulla bacheca virtuale del web anche le adolescenti hanno imparato a disegnare i peni. Tutto questo porterà a una riduzione della violenza che contraddistingue, invece, una società sessuata. 

7. Eterosessuali e omosessuali: c’è differenza nel modo in cui la rete viene utilizzata per consumare o cercare sesso?

Una ricerca che ho condotto recentemente, e che attendo di pubblicare su una rivista scientifica poiché manca ancora la parte dedicata ai trans, ha stabilito che il maschio omosessuale adotta le stesse identiche strategie sessuali di un eterosessuale. Nell’uomo la promiscuità sessuale è un valore centrale, per questo la pornografia è più fruita dai maschi che dalle femmine. Da questo punto di vista gli omosessuali sono avvantaggiati perché, anche attraverso la rete, hanno a che fare con altri uomini. E quindi il loro è un vero e proprio iperuso che gli eterosessuali non possono che invidiare. L’orientamento sessuale, insomma, non impatta le strategie sessuali: da questo punto di vista non cambia l’identità di genere.