Più frutta nei succhi, il Governo dice no

più frutta nei succhi il governo dice no

Alla Camera nuovo scontro sulla quota minima di frutta nelle bevande, che un emendamento dei democratici vorrebbe innalzare dall’attuale 12% al 20%, come riportato da Repubblica. Critiche dai deputati dem al ministro Martina. Voto rinviato.

 

Sul terreno scivoloso della frutta va in scena un singolare scontro tra governo e Partito democratico. All’innalzamento della percentuale minima di frutta nei succhi e bevande analcoliche dall’attuale 12% al 20% – auspicio da sempre dei medici per l’alimentazione di bambini e anziati – punta un emendamento presentato da deputati del Pd Nicodemo Oliverio e Michele Anzaldi in Commissione affari costituzionali della Camera, emendamento già approvato a gennaio contro il parere dell’allora governo Letta che venne battuto in commissione Agricoltura. A sorpresa il sottosegretario Sandro Gozi ha reso oggi parere contrario. Alle proteste del Pd, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche europee ha fatto rinviare la votazione a domattina.

Subito si sono levate le critiche della Lega: “Alla prima occasione il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina ha dimostrato da che parte sta: quella delle lobby e delle multinazionali” ha detto il capogruppo Lega Nord in commissione Agricoltura, Roberto Caon. “Il parere contrario del governo alla quota minima obbligatoria di frutta nelle bevande analcoliche è una posizione che va contro il nostro comparto agricolo, i produttori di frutta e la salute dei nostri figli”. Ma le critiche al ministro Pd Martina arrivano anche dal suo stesso partito. “E’ singolare l’atteggiamento che Martina sta tenendo sulla quota minima di frutta. Governo e parlamento rispettino il parere espresso dalla competente commissione Agricoltura”, stigmatizzano i deputati Pd Michele Anzaldi e Stefania Covello.

“L’aumento della quota minima di frutta al 20% – spiegano i parlamentari – è stata una grande vittoria del Pd, nell’ottica di garantire i consumatori e dare un sostegno concreto ai produttori italiani. Risulta poco comprensibile ora un veto che va incontro alle richieste delle grandi multinazionali.

Tra l’altro non ci sarebbe alcun impedimento all’emendamento neanche in sede europea” dicono di deputati auspicando “un chiarimento che rispetti le valutazioni della commissione competente ed eviti il rischio di un autogol domani in commissione Politiche comunitarie alla Camera”.

Dal fronte opposto, Assobibe esprime “stupore e sconcerto” per l’incremento al 20% di succo nelle bevande rispetto ad una media Ue del 5%.

“Una scelta che non esiste in nessun Paese che non sembra andare in una direzione di rilancio di imprese ed economia. Gli italiani già oggi godono di ampia scelta di bevande con diversi tenori di succo di frutta” dice il presidente Aurelio Ceresoli.