La Cannabis riduce l’ansia, ecco lo studio che lo dimostra

cannabis riduce ansia studio lo dimostra

I recettori dei cannabinoidi, secondo un recente studio, risiedono nell’amigdala, la regione del cervello preposta alla gestione della paura. La marijuana, come scrive FanPage, se consumata entro certi limiti, potrebbe ridurre i disturbi d’ansia.

 

A molti la notizia non suonerà affatto nuova, ma la verità è che intorno agli effetti della cannabis la comunità scientifica – e a maggior ragione chi segue gli sviluppi del dibattito – si trova spesso divisa. Secondo alcuni studiosi, la cannabis ha la capacità di ridurre i livelli di ansia, mentre altri sottolineano un effetto apparentemente opposto, ossia quello di accrescere depressione, comportamenti bipolari e disturbi d’ansia. Tuttavia, largamente condivisa dalla comunità scientifica è anche la tesi secondo cui la cannabis ha effetti positivi su chi soffre di malattie neurologiche, come l’epilessia. Famoso in tal senso è il caso di Zaki Jackson, il bambino che grazie alla cannabis terapeutica è tornato a vivere una vita normale, dato che in passato aveva sofferto anche di 250 crisi convulsive quotidiane.

I ricercatori della Vanderbilt University, nel Tennessee (Usa), sembra abbiano confermato la tesi dell’effetto ansiolitico, scoprendo, attraverso dei test sui topi, dove risiede parte dei recettori che interagiscono con i cannabinoidi. Secondo Sachin Patel, che ha coordinato lo studio e l’ha poi pubblicato sulla rivista Neuron, l’amigdala è il luogo in cui risiedono i recettori dei cannabinoidi. Il corpo amigdaloideo è uno dei più primitivi nell’uomo e ha la funzione di gestire le emozioni e, su tutte, quella della paura. E’ su questa emozione – o, meglio, su uno dei suoi effetti: l’ansia – che agisce la marijuana.

Il nostro organismo produce endocannabinoidi naturali che gestiscono il livello d’ansia avvertito dal nostro cervello. L’assenza di queste sostanze, che comporta atteggiamenti ansiogeni, verrebbe dunque controbilanciata dall’introduzione di cannabinoidi da parte di chi, ad esempio, fuma la marijuana.

Ciononostante, l’uso cronico di cannabis può produrre un effetto diametralmente opposto, dal momento che porta l’organismo a produrre meno endocannabinoidi, che dovrebbero poi essere bilanciati da un uso ulteriore di cannabis. Finendo dunque nel ciclo vizioso della dipendenza. Il risultato della ricerca, nota Patel, è comunque importante, perché ora “sappiamo dove sono i recettori, sappiamo che qual è la loro funzione, sappiamo come questi neuroni fanno propri i cannabinoidi. 

Ora possiamo vedere come reagisce questo sistema a… stress ed uso cronico [della marijuana,Ndr]. Potrebbe cambiare radicalmente la nostra comprensione circa la comunicazione cellulare nell’amigdala”.