SATIRA POLITICA/ Torna Fortebraccio

di Fortebraccio

Sono passati quasi trent’anni da quando Fortebraccio, il mitico corsivista satirico de L’UNITA’, ha posato la penna. I suoi sferzanti ritratti quotidiani, i suoi corrosivi teatrini giornalieri, sempre pronti a cogliere lorsignori in fallo, tornano a rivivere sull’Infiltrato. Mario Melloni, alias Fortebraccio, ha deciso di rompere il suo silenzio da San Giorgio di Piano, vicino Bologna, dove attualmente si trova. Si è persuaso (finalmente!) che è tempo di riprendere la penna in mano. I tempi sono cambiati, e con essi le facce e i nomi, ma lorsignori restano gli stessi: prepotenti e arroganti. Le impronte digitali, alla voce furbi e privilegiati, sono ancora le stesse. Oggi pubblichiamo una nota di presentazione di quello che a tutti gli effetti è un evento di carattere nazionale, mentre da domani (tutte le settimane dal lunedì al venerdì) comincerà la pubblicazione di Lorsignori, rubrica di satira politica.

Ritratto di Mario Melloni, in arte FortebraccioLa mia ultima raccolta di corsivi, E’ già tempo, è del 1982. A quel tempo, compiuti gli ottant’anni, e dopo molto tempo di onorato servizio, la cosa che mi parve più giusta fu quella di posare la penna e rinunciare al mio corsivo quotidiano, quello che in prima pagina su L’Unità, sotto ad un pallino rosso con la scritta Oggi, apparve sin dal dicembre 1967. Per precisione dal 12 dicembre 1967, esattamente due anni prima dello scoppio di una bomba in Piazza Fontana a Milano, una strage ancora oggi impunita, uno dei tanti misteri italiani a cui non si è voluto, più che potuto, dare una soluzione.

Da quel giorno del lontano ’67, mi sono occupato quotidianamente di due ideali categorie: metalmeccanici e lorsignori. Rispettivamente ideali rappresentanti degli sfruttati e degli sfruttatori, dei diseredati e dei privilegiati. Poi, nel 1982, credetti che altri potessero proseguire la mia lotta. Volete che tra tanti giovani comunisti non nasca un nuovo Fortebraccio?, dissi in un’intervista che mi fu fatta proprio in occasione dell’ottantesimo genetliaco. Con questa speranza nel cuore, nel 1989, esattamente il 28 giugno, mi ritirai definitivamente a San Giorgio di Piano, in provincia di Bologna. Lì nacqui il 25 novembre del 1902, e lì mi sembrò più opportuno tornare. La vita, in fondo, cos’è se non un percorso circolare?

Il tempo, a San Giorgio, parve fermarsi e se non fosse stato per il compagno Di Bello – che di certo un bravo compagno lo deve essere visto che oggi è diventato direttore dell’Infiltrato – nessuno m’avrebbe messo a parte di taluni cambiamenti. Circa due anni fa, nel giugno del 2009, Pasquale Di Bello e il compagno Emanuele Macaluso, mio ultimo direttore a L’Unità, mi fecero visita nella piccola casa (davvero quattro mura) presa a San Giorgio di Piano, e fu solo in quella circostanza che appresi di alcune, per me disgraziate, notizie. Strana coincidenza, ma venni a sapere che fu proprio in quello sciagurato 1989, poco dopo che mi ritirai, che insieme al Muro di Berlino cominciò a crollare quella che era stata, dopo aver lasciato la Democrazia Cristiana, la mia unica ragione di vita: il Comunismo. Persi, in un solo istante, la speranza di un mondo migliore. Anni di lotte contro lorsignori, migliaia di corsivi: tutto incenerito dal corso della Storia. Quella notizia fu dolore acuto come un artiglio piantato nella schiena, lo stesso che provai il giorno della scomparsa di Enrico Berlinguer.

Negli ultimi due anni – anche in questo dimostrando d’essere un bravo compagno – Di Bello è tornato altre volte a San Giorgio a farmi visita, e in ogni occasione ha inteso (bontà sua) esortarmi a riprendere la penna in mano. Sostiene, e forse una qualche ragione deve averla, che pur morto il comunismo sono restati gli sfruttati e gli sfruttatori, i diseredati e i privilegiati e, soprattutto, molti lorsignori. Rispetto a quelli di ieri hanno solo nomi e facce diverse ma le impronte digitali, quelle, sono rimaste le stesse. Insieme alla ghigna. Inoltre, dice il neodirettore dell’Infiltrato che un nuovo Fortebraccio non solo non è nato, ma è certo che non ne nascerà.

Io non ne sono convinto e mi piace ancora pensare che un Fortebraccio (magari con un altro nome) un giorno tornerà. Ma è pur vero che di lorsignori siamo pieni: ne nascono a milioni, tutti i giorni, e di Fortebraccio solo qualche volta e per sbaglio. Allora ho deciso: riprendo la penna in mano e scrivo per l’Infiltrato, almeno sino all’arrivo di un sostituto. Alla soglia dei 109 anni spero di ricordare ancora qualcosa dell’arte che fu. Di Bello, che tra qualche giorno verrà a trovarmi qui a San Giorgio, ha già il titolo per la nuova raccolta di corsivi: E’ ancora tempo. Voglio credergli, voglio pensare che è ancora tempo di lottare in favore della giustizia e dell’eguaglianza. Voglio credere che è ancora tempo di stare con i lavoratori e con la gente che conta meno, sempre, anche quando possono non aver ragione. Non preoccupatevi: andrà in conto alle infinite volte in cui furono nel giusto e non gli venne riconosciuto.

 

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