LORSIGNORI/ Brigitte Bardot

di Fortebraccio

Dimenticando di  averne fatta una a Shakespeare, Van Gogh e Beethoven, a Leopardi, Mozart e Michelangelo, lacicchittoNatura ha costruito colpevolmente una testa anche all’onorevole Cicchitto. Dopo la morte di Totò, è sicuramente lui il maggiore tra i comici italiani. Parlando all’Agenzia Parlamentare, il capogruppo alla Camera del Pdl ha rilasciato ieri questa dichiarazione che, se ci pensate bene, poteva stare sulla bocca del principe De Curtis: “Lavoriamo affinché la maggioranza vada avanti. E non in forme statiche, non vivacchiando”. Ora, noi ci siamo chiesti, se non vivacchiando e in forme statiche, in quali altre forme possa andare avanti questa maggioranza. Consultato il dizionario Palazzi, abbiamo cercato alla voce “statico” il corrispondente aggettivo di segno opposto, finendo così al “dinamico”. “Agitato, mosso, che è in movimento, che agisce senza posa”, dice il Palazzi, al che noi abbiamo subito immaginato una maggioranza scatenata e ballerina, senza posa appunto.  Sentito Cicchitto, i deputati e senatori del centrodestra non arrivano più in parlamento ad uno ad uno ma, agitati e mossi, partendo da piazza Argentina, si spostano in forma di trenino, come in certi orrendi veglioni di fine anno. A mezzogiorno, udito lo sparo del cannone al Pincio, è proprio Cicchitto a capitanare il convoglio: “ Pe pe pe pe pe pe, pe pe pe pe pe pe … brigitte bardot bardot, brigitte bijoux, bijioux…”; seguono, ondeggiando le anche, i parlamentari Calderoli, Bossi, Brunetta, Paniz, Bondi, Brambilla, Quagliariello, Gelmini, Rotondi, Bonaiuti e via via sino al senatore Gasparri che chiude la fila roteando gli occhi come se cercasse una zanzara nell’aria.  Giunti in piazza del Pantheon è ormai un coro unico: “Zazuera zazuera, zazuera zazuera… eh meu amigo charlie, eh meu amigo charlie, charlie brown charlie brown”; arrivati davanti a Montecitorio, la maggioranza dinamica di Cicchitto si raccoglie in un girotondo festoso che si accentra e poi indietreggia a piccoli passettini, come in certe danze che fanno gli agrari quando invitano a cena il parroco. L’apoteosi è però davanti al balcone di Palazzo Chigi. E’ qui che tutti, con le mani al cielo, invocano Berlusconi a gran voce, ma il capo del governo non appare sino a quando non ode la strofetta che gli sta tanto a cuore: “o le le o la la, pega no ganzè pega no ganzà, o le le o la la, faccela vedè faccela tocca’”. A quel “faccela vedè faccela toccà” il premier scende in strada e prende la guida del trenino in direzione della via Salaria, sede, se ci capire, dell’ambasciata egiziana. Tornando a Bomba, cioè all’inizio: è certo che il Padreterno ha fatto colpevolmente una testa anche a quelli del Pdl, ma è altrettanto vero che s’è immediatamente corretto: assicurandosi che fosse desolatamente vuota.

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