LORSIGNORI/ Wanda Osiris

di Fortebraccio

Napolitano_scaleOgni volta che noi ascoltiamo l’inno di Mameli siamo sempre presi da un sentimento di affettuosa partecipazione specie quando, tra la prima e la seconda strofa, gli strumenti all’unisono si lanciano in quel “parapum parapum parapum, pum pum pum pum” che tutte le bande del mondo vorrebbero suonare e che tutti gli stati del pianeta c’invidiano per il sentimento e per il vigore che in quelle note esprime il nostro inno nazionale. Lo confessiamo, in questi giorni, presi da una irrefrenabile voglia di Risorgimento, abbiamo spesso destato il condominio nel quale viviamo e nel cuore della notte, svegli e col pensiero rivolto a Cavour e Mazzini, abbiamo lasciato che il nostro vecchio giradischi solcasse quel vinile d’epoca con su inciso il bel canto di vittoria. Inebriati dal “parapum parapum parapum, pum pum pum pum”, e vinto l’iniziale sbigottimento, ci siamo portati con tutti gli inquilini ai piedi della scalinata condominiale in attesa di vedere apparire Il Capo dello Stato. La cosa vi sembrerà spassosa, ma in realtà è vera. Da quando è al Quirinale, Giorgio Napolitano non fa altro che scendere scale. Egli è pervaso da un’incrollabile certezza, quella di essere la reincarnazione di Wanda Osiris. Prendete, ad esempio, quando è accaduto in questi giorni di frenetiche consultazioni. Stampa e televisioni hanno dato conto degli incontri tra il Presidente delle Repubblica e le delegazioni dei partiti e tutti, indistintamente, hanno usato la medesima e consueta espressione: “salire al Colle”. Schifani, Fini, Alfano, Bersani, Di Pietro, lo stesso Berlusconi, tutti sarebbero “saliti al Colle”. Niente di più falso. Gli incontri per la formazione del nuovo governo non si sono tenuti al Quirinale ma a Trinità dei Monti; lì, al termine della famosa gradinata, Giorgio Napolitano, la sciantosa della Repubblica, scese le scale in piume, tacchi, pailette, e fiumi di profumo Arpège, ha ricevuto tutte le delegazioni mentre la banda della Marina intonava solenne il “parapum parapum parapum, pum pum pum pum”. Noi non abbiamo un Presidente della Repubblica, ma una soubrette, un’icona, una Diva, e non ci stupiremmo se nei prossimi giorni, pur di reincarnare definitivamente la Wandissima, egli si presentasse alle cerimonie col trucco ocra e i boccoli ossigenati.  La mania di protagonismo di quest’uomo non ha limiti, pensate: è riuscito a travolgere anche Umberto Bossi e la Lega, costretti pur’essi alla “salita al Colle”. Per i lumbard, Napolitano, ha però voluto fare uno strappo al protocollo, e invece di riceverli a Trinità dei Monti ha scelto le cantine del Quirinale. Anche qui è immancabilmente sceso: sempre in piume, tacchi e pailette ma, visti gli interlocutori, questa volta profumato di lambrusco.

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