LORSIGNORI/ Timballo a due piazze

di Fortebraccio

Lorenzo Bini SmaghiCostretti a letto da una fastidiosa influenza, nei giorni scorsi abbiamo avuto la possibilità di dedicarci alla lettura approfondita dei giornali, concentrandoci in alcuni casi anche su notizie che, in altre circostanze, avremmo colpevolmente ignorate. Tra queste ci ha molto colpito la vicenda Bini Smaghi, il banchiere fiorentino componente del board BCE, un club di furbacchioni che vivono sulle spalle di tutti ma senza rendere conto a nessuno. Bene, se questo banchiere fosse vissuto al tempo di Pellegrino Artusi, autore del famoso ricettario, sarebbe certo stato un timballo di piccioni. Scrive il più famoso gastronomo italiano: “Fate un battuto con prosciutto, cipolla, sedano e carota, aggiungete un pezzetto di burro e mettetelo al fuoco con un piccione o due, a seconda del numero delle persone che dovranno fargli la festa. Unite ai medesimi le loro rigaglie con altre di pollo, se ne avete. Condite con sale e pepe e, quando i piccioni saranno rosolati, bagnateli con brodo per tirarli a cottura, ma procurate che vi resti del sugo. Passate questo e gettatevi dei maccheroni che avrete già cotti, ma non del tutto, in acqua salata e teneteli presso al fuoco rimovendoli di quando in quando […] Allorché i maccheroni avranno succhiato il sugo, conditeli con parmigiano, pezzettini di burro, dadini o, meglio, fettine di prosciutto grasso e magro, noce moscata, fettine di tartufi o, mancando questi, un pugnello di funghi secchi rammolliti. Unite infine la belsamella e mescolate. Prendete una cazzaruola di grandezza proporzionata, ungetela tutta con burro diaccio e foderatela di pasta frolla. Versate il composto, copritelo della stessa pasta e cuocetelo al forno; sformatelo caldo e servitelo subito. Con grammi 300 di maccheroni e due piccioni farete un timballo per dieci o dodici persone se non sono forti mangiatori. Volendo potete anche dargli la forma di pasticcio”. Ora, lettori, non vi pare che in quel “fargli la festa” o in quella “forma di pasticcio”, l’Artusi non abbia già a quel tempo previsto la  vicenda del nostro Bini Smaghi? E non vi pare di vedere in quei “funghi secchi rammolliti” il molliccio sembiante del nobile banchiere fiorentino? Tuttavia, più in altre parti della ricetta, a noi pare di vedere sia Bini che Smaghi nel “burro diaccio”. Quando lo hanno infornato alla BCE, il Bini Smaghi, devono essersi evidentemente dimenticati d’imburralo a dovere, tant’è che ora non riescono più a scollarlo dalla teglia. Berlusconi pare ci stia provando in tutti i modi, anche offrendo un’altra poltrona al banchiere che però non cede a proposte fatte a metà. Con un cognome doppio, egli non è un timballo normale ma un timballo a due piazze. Di seggiole, quindi, ne servono due: una per il timballo Bini e l’altra per il timballo Smaghi. Debitamente, questa volta,, spalmate di burro e foderate di pasta frolla.

 

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