LORSIGNORI/ Sulla cattiva strada

di Fortebraccio

In questi giorni dedicati ai defunti, abbiamo ricevuto la visita del compagno direttore dell’Infiltrato  che, bontà sua, è renzi_bersanivenuto a trovarci presso la nostra residenza di San Giorgio di Piano, il comune in provincia di Bologna dove viviamo dal 1989 e nel quale nascemmo ormai molti anni fa, esattamente nel 1902. Gli acciacchi e l’età avanzata ormai non ci permettono più di viaggiare, come un tempo, tra Roma e Milano, e quindi di seguire da vicino l’attività del nostro caro e amato partito, il Pci. Da quel giugno del 1989, quando appunto ci siamo ritirati nella nostra attuale dimora, ne sono cambiate di cose:  fatti, eventi e trasformazioni che hanno investito tutto il mondo. Idee incrollabili sono affondate nel volgere di poche settimane, la prima Repubblica è diventata seconda e i costumi degli italiani si sono scollacciati a tal punto che un ex cantante da crociera è diventato oggi presidente del consiglio. Tuttavia, a molto tempo da allora e a dispetto di tutti i cambiamenti, possiamo serenamente affermare che noi comunisti eravamo e siamo dei privilegiati. Mentre la Storia ha cancellato partiti grandi e piccoli, per noi resta una granitica certezza: il Partito comunista italiano. Il Pci, ancora oggi, è l’esempio cosa voglia dire essere compagni affratellati da un solo destino e da un solo traguardo: il progresso e il socialismo. Tutte queste riflessioni, seduti nel piccolo giardino annesso alla nostra abitazione, le abbiamo fatte dopo esserci soffermati su un articolo pubblicato ieri da Repubblica e segnalatoci dal compagno direttore venuto a farci visita. “La tentazione di veltroniani e area Letta. La Leopolda può allargare il nostro campo”: questo il titolo vagamente ermetico del pezzo. Ora, noi non sappiamo chi sia questa signora Leopolda, ma se possiamo permetterci un suggerimento, più che allargarlo il campo farebbe meglio a restringerlo. A corredo dell’articolo, infatti, abbiamo notato una foto con le immagini di molte persone che non conosciamo, tra cui un certo Bersani e un tale Renzi, che compongono quella che il quotidiano di Eugenio Scalfari definisce “la galassia dei Democratici”. Ne fanno parte, della nebulosa, le seguenti correnti: con Bersani e con Renzi, per cominciare, e seguono: con Letta, ex Rottamatori, ex Popolari, Ulivisti, con Veltroni, Area Dem, Cambia l’Italia. Il testo dell’articolo fa immediatamente capire a quale triste fine sia andata incontro la Democrazia cristiana dopo aver preso il nome di Partito democratico. Se un tempo la Dc era dilaniata dalle correnti oggi, col nome di Pd, è addirittura dilaniata dagli spifferi. La deriva scudocrociata, col suo triste epilogo, ci insinua un dubbio e ci conferisce una certezza. La certezza è che la Dc potrà anche cambiare nome, e chiamarsi Pd, ma non cesserà mai di essere un partito di faide velenose. Il dubbio, invece, è questo: se avessero cambiato nome al Pci, cosa ne sarebbe venuto? Ma è un dubbio, lettori, che se ci pensate non avrà mai risposta. O volte che a qualcuno tra noi comunisti sia mai venuta in mente l’idea vile di cambiare nome al glorioso Pci? Certi dubbi è meglio non farseli venire. Nessuno tra noi comunisti è così pazzo da cambiare nome al Pci e avviarlo sulla cattiva strada democristiana.

 

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