LORSIGNORI/ Stay hungry, stay foolish, Steve Jobs.

di Fortebraccio

I lettori sanno che ogni giorno, attraverso questo spazio, noi cerchiamo con alterne fortune di muovere al riso. E’ unsteve-jobs-1024x768-wallpaper-6275 esercizio che ci siamo imposti, pieno com’è questo mondo di tragiche marionette, affinché spogliati delle loro vesti ufficiali e solenni, lorsignori ci appaiano come sono nella loro goffa nudità. Ci sono giorni, tuttavia, che fanno eccezione. Giorni, come questo, nei quali si perde qualcosa e bisogna fermarsi.  Mentre era notte in Italia, lo scorso 5 ottobre se n’è andato Steve Jobs, fondatore della Apple. Aveva 56 anni. Poche ore prima avevamo scritto la nostra nota quotidiana, riferendoci alla genialità e all’estro di grandi del passato: Shakespeare, Van Gogh e Beethoven, a Leopardi, Mozart e Michelangelo, contrapponendoli al grigiore e alla stupidità di certi nostri contemporanei. Oggi, se riscrivessimo lo stesso pezzo, a quei talenti dovremmo aggiungere anche il nome di Steve Jobs. Anzi, a quei talenti e a quei folli, perché tali sono coloro che provano a cambiare il mondo e ci riescono.  Anni fa, fu proprio Jobs a ideare una reclame della Apple con un testo che fece storia: “Questo spot lo dedichiamo ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti, e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli e essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità e mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”. Se c’è una differenza tra lorsignori, che sono i buffoni del mondo, e i folli, che del mondo invece sono i santi, è solo questa: i primi fingono di farlo, i secondi il mondo lo cambiano davvero. A Steve Jobs dobbiamo essere grati, perché la strada che ci ha lasciato davanti è sicuramente più dritta di quella che oggi ci troviamo alle spalle. L’ultima sua idea, prima di congedarsi dal mondo, è stata una nuvola. L’ “iCloud”, una nuvola per condividere musica, foto, video, documenti. Da oggi ci piace pensare che dietro a quella nuvola ci sia anche lui, perché le nuvole, per chi ci crede, sono le ultime cose prima del Paradiso. E se pensiamo a Steve Jobs, dove potremmo immaginarlo se non nel giardino dell’Eden? Del Paradiso non si sa nulla, tranne una cosa: che  c’è dentro un albero di mele. Steve Jobs, 56 anni fa, è cascato da lì dove oggi è tornato. “Restate affamati, restate folli”, disse un giorno agli studenti di Stanford. Oggi noi lo diciamo a lui: “Stay hungry, stay foolish”, Steve Jobs. Requiescat in pace.


LEGGI ANCHE

Brigitte Bardot

Buonanotte

Darwin

Bellicapelli

Piazza della Passera

 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.