LORSIGNORI/ Signor Maglione

di Fortebraccio

Quando fischiava il vento e infuriava la bufera, le lotte operaie e sindacali si Sergio-Marchionnefacevano contro il signor padrone. Oggi, ed è il segno dei tempi che cambiano, scioperi e battaglie si fanno contro un signor Maglione. Anzi, contro “il signor Maglione”, perché se ce n’è uno quello è lui: il maglione del Lingotto. Stiamo parlando di Sergio Marchionne, l’uomo che gli Agnelli, notoriamente ostili ai  lavoratori e per contro amici di quei foglietti mistici chiamati azioni, hanno messo a capo della FIAT. Bene, il signor Maglione, ignorando oltre un secolo di conquiste sindacali, ricatta ormai da anni l’Italia e i lavoratori, dimenticando quanto il nostro Paese (non il suo) abbia dato alla FIAT non solo in termini di rottamazione e incentivi, cioè milioni di euro, ma soprattutto in sudore e lavoro, categorie del tutto estranee dal suo vocabolario. Vite, quelle di migliaia di uomini e donne, trascorse alla catena di montaggio, passate attraverso una fatica durissima che oggi, per l’americano Marchionne, valgono meno che zero. In nome del sacro dividendo azionario, quello che gli eredi dell’avvocato Basetta ogni anno distribuiscono tra loro, Marchionne ha ridotto la trattativa sindacale, cioè una negoziazione collettiva, ad una  trattativa privata. Ciascun lavoratore, secondo Maglione, è libero di scegliere tra morire di fame e lavorare da schiavo. Perché i referendum, da Termoli a Pomigliano, questo sono: un vile ricatto sferrato sul fronte della sopravvivenza. Subito dopo l’insediamento del governo Monti, un uomo che a giudicare dalla faccia la parola metalmeccanico deve averla solo vista di sfuggita su qualche dizionario, il signor Maglione ha fatto sapere che tutti i contratti in essere verranno unilateralmente disdettati a far data dal primo gennaio del prossimo anno. O Pomigliano o morte, questo il messaggio, e Monti, l’uomo strenuamente voluto dal compagno Napolitano, su questo non ha proferito parola. Ha fatto capire che dirà sì la sua, ma parlerà solo il due gennaio prossimo, cioè a cose fatte. Lorsignori, si sa, sono dei cani (senza offesa per gli amici a quattro zampe), e come dice la saggezza popolare: “cane non mangia cane”. Il signor Maglione a taluni sta anche simpatico perché non mette la cravatta; basterebbe però pensare che quest’uomo, col suo ricatto, la cravatta di corda la mette tutti i giorni al collo degli operai, basterebbe questo per trovarlo irrimediabilmente detestabile.

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