LORSIGNORI/ Sciò, sciò

di Fortebraccio

L’onorevole Bocchino, pronunciata la parola Galileo, è uno che pensa immediatamente al cinema. Questo Mozartitalo-bocchinodella prosa umida, con quella sua aria farfallona e danzante, ha rilasciato lo scorso 6 settembre la seguente dichiarazione battuta dall’agenzia Ansa: “Sul caso Lavitola sarebbe opportuno che la magistratura approfondisse le ragioni della sua latitanza a Panama e del ruolo di collegamento che lo stesso ha tra il presidente panamense e il premier italiano. Potrebbe scoprire interessanti risvolti relativi al tentativo, avvenuto attraverso Panama, di costringere alle dimissioni Fini con la produzione e la propalazione di documenti anomali gestiti dallo stesso Lavitola e negoziati attraverso Panama”. Dite voi se queste non sono le parole di uno che è appena uscito dal cinematografo e commenta la proiezione di un film. Bocchino è stretto di cappottini, esigui e striminziti, ma largo di fantasia. Ora, a noi non verrebbe mai di prendere a difesa il Cavalier Basetta, ma credere a un Berlusconi “collegato” al presidente panamense da Lavitola – che evidentemente, e secondo Bocchino,  a Panama non fa il turista o il trafficante come tutti ma il ponte levatoio – è una stravaganza difficile da credere. Italo Bocchino, quest’uomo che tutto il mondo c’invidia, e che vive costantemente ai confini della scienza, non perde occasione per indossare i panni della suocera Tulliani, madre dei germani Giancarlo e Elisabetta, rispettivamente cognato e compagna del presidente della Camera, Gianfranco Fini. Fateci caso, quella di Bocchino è tutta una prosa a scoppio e detonazione ad usum Tulliani, pronto com’è sempre al battitacchi e alla difesa d’ufficio. Solo al cinema, dov’è obbligato al silenzio, l’onorevole Bocchino riesce a tacere e a non pensare ai Tulliani. Ed è proprio in quei momenti, mentre le immagini scorrono nel buio, che egli è vinto da una struggente nostalgia e dal ricordo delle proprie giornate, felicemente vegetali, prima che scoppiasse lo scandalo della casa a Montecarlo. Talvolta gli capita di andare ben oltre la proiezione, ed è solo il provvidenziale intervento delle maschere che gli gridano “sciò-sciò”, come alle galline, a riportarlo alle ambasce quotidiane e fuori dalla sala. Ed è così, in questa versione immobiliare, che trascorre la vita dell’onorevole Bocchino, statista da cinematografo.

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