LORSIGNORI/ Provolone

di Fortebraccio

Ogni volta che vediamo in Tv l’On. Scajola, pensiamo a quale grande invenzione sarebbe stata la pillolaclaudio-scajola anticoncezionale se fosse stata inventata a Imperia negli oscuri ’40, e non negli Stati Uniti nei psichedelici anni ‘60. Ne avrebbe guadagnato l’Italia, in quanto a popolarità, e il mondo che avrebbe risparmiato questa indecifrabile, pensosa e oscura natività. Quest’uomo dai pensieri deserti e profondi, non vi sembra forse un tipo da perenne raccoglimento? Se fosse un formaggio, Claudio Scajola lo sarebbe certamente “di fossa”. Un cacio, come dire?, da meditazione. Quando l’ex ministro dell’Interno (quello del G8, della Diaz, di Giuliani) parla, non vi pare di sentire un aroma di sottobosco, di tartufo e di muschio? Ieri, ad esempio, ha rilasciato una dichiarazione che avvolta nel fieno, e messa a dimora per circa tre mesi, a Natale sarà buona da gustare con la frutta secca e il mosto cotto. Accigliato e bieco, Scajola ha fatto sapere che non andrà dai magistrati romani a raccontare chi, a sua insaputa, gli ha comprato il quartierino al Colosseo. E c’è da capirlo! Scajola, da bravo formaggio, non vive come tutti in una casa ma in cavità tufacee a quattro o cinque metri di profondità. Nulla gli è più alieno di un alloggio luminoso e vasto. Egli è il primo esempio di uomo politico demaniale, che non può dirsi proprietario non solo della propria casa, ma dei suoi stessi pensieri e della propria testa. Quando lo fermano per strada, riconoscendolo, egli declina immediatamente le proprie generalità: “Piacere, sono il lido Scajola”, dice ai suo sbigottiti interlocutori, e così via via, di rada in rada, di torrente in torrente,  di lago in lago. Non c’è una sola cosa che possa dirsi appartenere a Scajola, nemmeno la propria ombra. La sua stessa presenza, la si può solo evocare nelle sedute spiritiche come per i trapassati. Consapevoli di questo, i magistrati della Procura di Roma hanno deciso di riunirsi attorno a un tavolino e, a palmi aperti e in contatto tra loro, hanno atteso per ore che qualcosa avvenisse. E’ stato solo quando il bicchiere, cominciando a girare di lettera in lettera sul tavolo, si è prima fermato alla P, poi alla R, di seguito alla O, successivamente alla V, di nuovo alla O, appresso alla L, di ritorno alla O, scarrellando alla N e in fine alla E; e stato solo allora, quando i giudici dopo un tremito hanno visto comporsi la parola PROVOLONE, che si è definitivamente aperto l’interrogatorio dell’On. Scajola.


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