LORSIGNORI/ Piazza della Passera

di Fortebraccio

Non sarà sfuggita ai nostri lettori una strepitosa vignetta pubblicata dal compagno Vauro sul giornale di Travaglio epassera Padellaro. Quella apparsa sul Fatto Quotidiano con il titolo di Porno Stato, è la rappresentazione grafica di quali costumi siano in voga tra i nostri governanti. Costumi, se ci capite, adamitici. Su uno sfondo di procaci e poppute signore, appaiono in bella evidenza le figure di Lele Mora, Gianpaolo Tarantini, Emilio Fede e Nicole Minetti, mentre ad aprire il corteo, in primo piano, appare il Cavalier Basetta così come mamma l’ha fatto: galleggiante e con appeso al collo un ideale cartello con la scritta “Io non c’entro”. Questa visione, come dire?, politico-ortofrutticola della vita, ci dimostra come la rivoluzione francese sia un faro di civiltà per il nostro presidente del Consiglio. Convinto assertore dei diritti dell’uomo, affermati per la prima volta in Europa proprio nel 1789, egli non perde occasione per declinarli a suo modo, intesi questi ultimi come diritti dell’uomo alla patonza (restando alla vignetta di Vauro). La sua devozione per la materia è talmente profonda che se la gnocca fosse un formaggio Berlusconi pretenderebbe di essere una pera. Voi capite come siamo ridotti, e per questo ci passerete il linguaggio da caserma, ma non ne troviamo uno migliore. E’ che lor signori, gli italiani, li vorrebbero non solo cretini ma anche immuni al voltastomaco. Essi anelano all’immortalità, oltre che alla vergogna, e per l’onore che giustamente si deve agli statisti, agli eroi e agli insaccati, noi non escludiamo che tra molti anni da ora i nostri posteri si troveranno a vivere in mezzo ai Mora e ai Tarantini, ai Fede e alle Minetti. Le città saranno piene di via Tarantini, corso Emilio Fede, boulevard Minetti, viale Mora. I geni che circondano il capo del governo, con quei cervelli da nobel del bunga-bunga, non potrebbero essere meglio commemorati se non in questa versione urbanistica. Scolpiti nella pietra che, se ci capite, come certe facce è notoriamente tosta. L’esclusiva delle piazze, invece, sarà appannaggio del premier, che dopo aver visto Firenze si è convinto che tutti gli slarghi e gli spiazzi, nessuno escluso, si chiamino allo stesso modo. Un giorno, oltrepassato Ponte Vecchio e imboccata via Guicciardini per recarsi a Palazzo Pitti, la residenza un tempo dei Medici (quelli che l’onorevole Bossi scambia immancabilmente per una famiglia di ospedalieri), Silvio venne distratto da una breve stradina che, scendendo, immette in una piccola piazza. “Piazza della Passera”, un insospettabile riquadro nel centro di Firenze che ognuno potrà vedere recandosi nella città del giglio. “La voglio”, esclamò senza indugio a quella visione, e chiamato uno scalpellino pretese che da quel giorno, nella pietra, vi fosse scolpita un’annotazione: “Piazza della Passera – già largo Berlusconi”.

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