LORSIGNORI/ Le travi

di Fortebraccio

Ogni volta che noi vediamo apparire in Tv la figura del cardinale Angelo Il Cardinale Angelo BagnascoBagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non possiamo che tornare alle manzoniane e scolastiche memorie del Dio che “atterra e suscita, che affanna e che consola”. Come tutti gli italiani, anche noi ieri mattina abbiamo letto le dichiarazioni di questo cardinale che pur non essendo il Padreterno crede di esserlo. Almeno a metà. Egli atterra e affanna, e poi si ferma. A metà, appunto. Parlando dall’arida sponda, quella di don Lisander e del “5 Maggio”, ha invocato “aria pulita e sobrietà”. Pur non citandolo, il riferimento a Berlusconi è apparso ai più chiaro e diretto e lungi da noi l’idea, in questa sede e in altre, di prendere le difese del Cavalier Papi. Ciò detto, tuttavia, non possiamo nascondere quel vago senso di malessere che ci coglie ogni volta che Bagnasco parla. A noi, questo cardinale, più che il capo dei vescovi italiani ci appare sempre più come il presidente di uno sdegnoso Rotary club per porporati. Lo vogliamo dire senza giri di parole, a rischio di venire inceneriti da una saetta, ma a noi Bagnasco non piace proprio. E quando ci presenteremo davanti al buon Dio, tra le tante cose, renderemo conto anche di questo. Non vi pare che sua eminenza abbia sempre l’espressione di una lapide sulla quale stanno per scolpirvi l’epitaffio? E non vi pare che l’esistenza del sorriso gli sia ignota? Il Dio della nostra infanzia, noi ce lo ricordiamo con un volto diverso. Aveva la faccia radiosa e bella di una suora venuta dal nord-est, una specie di don Camillo col velo che credeva in due cose: nel Paradiso e negli uomini. A quella immagine noi siamo rimasti fedeli e quando Bagnasco parla, inevitabilmente, proviamo un senso di struggente nostalgia insieme alla frenesia di correre dal vetraio. Ci sorge infatti il dubbio che Bagnasco, come altri ce l’hanno di fragola o di caffè, sia venuto al mondo con una irrefrenabile voglia di specchio. Questa Chiesa, che nega ad esempio i sacramenti ai separati, a noi non piace. Come non ci piace quella che per troppo tempo ha nascosto, se non negato, l’esistenza di preti pedofili; come non ci piace quella che non scuce un euro di tasse per le proprie attività commerciali; come quella che, andando a ritroso nel tempo, avrebbe mandato al rogo anche Galileo. Eminenza, dica pure ciò che crede, ma ci risparmi il moralismo spicciolo contrabbandato per dottrina. Tra i tanti peccati, vorremmo commettere quello di regalarle uno specchio. Siamo certi che guardandoci dentro, oltre al mondo, vedrà che qualche trave è restata anche in sacrestia.


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