LORSIGNORI/ Il bene comune

di Fortebraccio

Non vorremmo che tra molti anni i posteri, leggendo queste note, ci accusassero di aver trascurato il fatto delletta-bagnasco-ansa-258 momento. Allo stesso tempo non vorremmo che se ne stancassero i contemporanei, costretti come siamo, in soli due giorni, ad occuparci nuovamente del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Angelo Bagnasco. Lo spunto ce lo offre questa nota pubblicata ieri dal Messaggero. “CITTA’ DEL VATICANO – Sfodera grande fair play il sottosegretario Gianni Letta mentre raggiunge il palchetto in cui è stato collocato il leggio al centro del cortile di villa Borromeo; sorridendo sornione pianta gli occhi addosso al cardinale Angelo Bagnasco, seduto proprio di fronte a lui con svariate decine di vescovi, cardinali e monsignori della Segreteria di Stato vaticana. «Eminenza dovrei dire che lei mi ha spiazzato; e invece no. Stasera no» dice alludendo alla strigliata senza precedenti del giorno prima piovuta sulla testa del presidente del Consiglio Berlusconi. Bagnasco impassibile, non muove un muscolo, accennando un saluto di circostanza col capo”. Non sfuggirà ai lettori che pur sistemati ognuno sulla propria sponda del Tevere, sia Letta che Bagnasco altro non sono che due facce della medesima furbizia: quella tipica di chi parla al Paese e invece pensa alle fiches per il casinò. Non vi sembra forse un minuetto da casa da gioco quello descritto dal Messaggero? Gianni Letta “avanza sornione”, scrive il quotidiano romano, e a noi pare di vederlo caracollare a piccoli inchini verso Bagnasco, come un playboy che si avvicina alla roulette. E mentre il sottosegretario procede, il cardinale,  dice il Messaggero, “non muove un muscolo”, come del resto si conviene ai giocatori di poker quando preparano un bluff. «Eminenza dovrei dire che lei mi ha spiazzato; e invece no. Stasera no», dice Letta mentre va a vedere le carte e “pianta gli occhi addosso al cardinale”. Il Messaggero a questo punto tace, e non ci dice com’è finita, ma supponiamo che Bagnasco, circondato com’era da “svariate decine di vescovi, cardinali e monsignori”, non abbia trovato difficoltà a cambiare mazzo e carte come si conviene a chi nella vita, oltre a quello della fede, coltiva intensamente anche il dono della longevità. Ma dell’intera cronaca dell’incontro, quello che ci ha più colpito e convinti è il commiato tra i due a fine serata. Sempre dal Messaggero leggiamo: “Più tardi, prima del congedo, (Letta) si sofferma a parlare a tu per tu col cardinale per qualche minuto. Nessuno li disturba, né si avvicina. L’uomo pontiere utilizzato dal Cavaliere ogni volta che il barometro con la Chiesa segna al peggio, anche ieri sera ha tentato di riallacciare i fili incoraggiando la collaborazione necessaria per il bene comune. L’auspicio è che non venga mai meno”. Pensate a com’è gioconda e spensierata la nostra vita:, Letta e Bagnasco che collaborano “per il bene comune”! Il Messaggero non riferisce di come i due, finito lo spumantino, si siano salutati, ma trattandosi di “bene comune”, cioè il loro, noi ce li immaginiamo mentre si stringono la mano soddisfatti e rubizzi, come gli agrari quando hanno appena venduto il vitello. Un vitello chiamato Italia.


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