LORSIGNORI/ Don Ferrante

di Fortebraccio

Simpatico come un attacco di emorroidi, Francesco Nitto Palma, ministro Guardasigilli (come viene chiamato inberluscagergo il ministro della Giustizia), ha deciso di inviare gli espettori del proprio dicastero presso le Procure di Napoli e Bari, quelle titolari dell’inchiesta sul giro di escort che coinvolgerebbe Silvio Berlusconi. Insomma, anziché mandare la buoncostume ad Arcore e chiudere con i sigilli la residenza di quel King Kong dell’impudicizia che è il nostro capo del governo, Nitto Palma preferisce spedire gli 007 di via Arenula in vacanza a Palazzo di Giustizia. Noi non conosciamo le reali ragioni di questa ispezione: i giornali di ieri riferiscono di accertamenti che riguarderebbero sia le fughe di notizie sia i legali dell’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini, il talent scout che Berlusconi avrebbe usato come talent gnocca. Per quelli del Pdl, e ancor prima per quelli di Forza Italia, le inchieste sono come la peste manzoniana per don Ferrante: un accidente. In rerum natura – diceva – non ci son che due generi di cose: sostanze e accidenti; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno ne l’altro, avrò provato che non esiste, che ‘è una chimera”: così parlava il personaggio di Manzoni nei promessi sposi. Com’è finita, tutti lo sanno: don Ferrante, convinto che la peste fosse un accidente, non prese nessuna precauzione e questa gli si attaccò; andò a letto e lì morì come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle. Quella di sviare l’evidenza, deve essere una caratteristica dei ministri di Giustizia berlusconiani. Nell’ottobre del 1994 e nel maggio del 1995 i ministri Biondi e Mancuso gli ispettori li mandarono a Milano per Tangentopoli. Nel 2003, sempre nella città del panettone e dell’Inter, gli ispettori furono spediti in seguito al caso Previti. Nel marzo 2010 fu Alfano, l’angelino custode, a mandare un’ispezione alla procura di Trani che al tempo su indagava Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom, Innocenzi. Negare la peste, questo il compitino assegnato da Berlusconi a quei campioni dell’insipienza che sono i ministri guardasigilli succedutisi al suo fianco. Continuando però a  negare la sua peste, che è, se ci capite, una peste da bordello, Silvio Berlusconi finirà per fare la fine di don Ferrante. Morirà anche lui, ma come un eroe di “Oggi le comiche”: nel lettone di Putin e prendendosela con Lavitola e i flash dei paparazzi.

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