LORSIGNORI/ Caraibica

di Fortebraccio

valter-lavitolaCome molti italiani, anche noi ieri sera abbiamo assistito alla puntata d’esordio del nuovo programma di Michele Santoro, “Servizio pubblico”. Per motivi strettamente personali abbiamo perso gran parte della trasmissione, riuscendo però a cogliere il pezzo forte della serata. Ospite, tra gli altri, il faccendiere Valter Lavitola che ha confessato in pubblico il suo più grande dramma privato: “Volevo fare il parlamentare ma Ghedini e Letta si sono opposti”. Voi capirete a quale dolore sia crocifisso quest’uomo che tutto il mondo c’invidia. Voleva fare il parlamentare – mon cheri! – ma per colpa di quello spaghetto al dente di Ghedini  e di quel raviolo di zucca di Letta il sogno di una vita è svanito. Distrutto dal dolore, Lavitola  ha trovato immediata consolazione avviando con quella sua faccia da salvadanaio una brillante carriera da faccendiere. Ora vive ai Caraibi e da qui si abbandona ai ricordi e a languide conversazioni su quello che dopo l’amore per il seggio è stata la sua grande passione: Silvio Berlusconi. Ieri sera, ad esempio, ha raccontato a un pubblico commosso di cassintegrati e disoccupati la storia di 500mila euro palleggiati tra lui, il Cavaliere e Giampaolo Tarantini, l’imprenditore barese specializzato nel reclutamento di signorine in abiti succinti. Ora, mentre l’augusto personaggio parlava da un fondo tropicale, noi pensavamo a come la natura sia in certi casi matrigna e crudele. Guardatelo bene Lavitola, non vi sembra uno nato per l’ora d’aria? E la natura e il destino che fanno? Lo mandano ai Caraibi a soffrire davanti a un mare cristallino. Pensate invece a come starebbe bene con un pigiama a righe e una palla al piede. “Non ce la faccio più a rimanere qua – ha detto Lavitola – ma poi se torno mi schiaffano dentro e poi dopo tre mesi dicono che non c’entro nulla, ma intanto sono finito”. Sentite che struggimento, lettori? Non ce la faccio più a rimanere qua, dice l’amico di Silvio, preoccupato che al suo rientro lo schiaffino dentro e poi, dopo soli tre mesi, lo mettano fuori stroncando così una brillante carriera da recluso. Ma come, solo tre mesi a uno che anela trent’anni? Non vi pare che a quest’uomo vengano costantemente distrutto ogni sogno? Oltre a quello di parlamentare ora tramonta anche quello di carcerato. Nessuno che voglia dare a Lavitola una stanza, né a Montecitorio né a Rebibbia. Un segno inequivocabile, questo, oltre che della degenerazione dei tempi anche dell’inarrestabile declino berlusconiano. Quando c’era Forza Italia, ai tempi dello splendore di Silvio, una crudeltà del genere non sarebbe mai stata possibile. Un tempo, quando Silvio trasformava tutto in oro, dalle frequentazioni berlusconiane se non uscivano parlamentari un carcerato ci sarebbe scappato di certo. Pensate a Previti, ad esempio, non vi pare uno baciato dalla fortuna, riuscito com’è in entrambi gli obiettivi, quello di parlamentare e quello di recluso? Sono cambiati solo i tempi e le fortune, ma se li affiancate Lavitola e Previti sono entrambi l’esempio del medesimo uomo berlusconiano. Lavitola è un Previti dopo la cura del Gerovital, Previti un Lavitola con la faccia da copertone. Entrambi, sotto, hanno una faccia sola: quella di Silvio Berlusconi.

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